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MA A MINACCIARLI NON C’È SOLO LA CACCIA: GRAVI DANNI ANCHE DALLA SCOMPARSA DEGLI HABITAT

Cani pastore contro ghepardi. Per salvarli

Il progetto del Cheetah Conservation Fund: proteggere le greggi evitando che gli allevatori uccidano i felini

La biologa Laurie Marker. Il Ceetah Conservation Fund, la fondazione da lei creata, sta cercando di salvare questi felini dalla caccia da parte degli allevatori della Namibia
La biologa Laurie Marker. Il Ceetah Conservation Fund, la fondazione da lei creata, sta cercando di salvare questi felini dalla caccia da parte degli allevatori della Namibia

MILANO – Di solito si dice «essere come cane e gatto» per indicare una relazione burrascosa. A volte, invece, può accadere, che proprio un cane diventi il salvatore di un felino. E in questo caso, di uno dei felini più antichi che esistono sulla Terra: il ghepardo, l’animale più veloce al mondo, che quando corre raggiunge i 110 chilometri orari. Succede in Namibia, alCheetah Conservation Fund, fondato dalla biologa americana Laurie Marker.

MINACCIA ALLE MANDRIE – La dottoressa, ex direttrice di uno zoo negli Usa, dal 1990 vive in Namibia e si dedica alla conservazione di questi animali, che fino a qualche anno fa venivano sistematicamente abbattuti dagli allevatori locali di bovini, nel tentativo di proteggere le loro mandrie dagli attacchi. Questo e altri motivi, come l’inquinamento e la modifica degli habitat con la costruzione di numerose farm cintate, hanno provocato una strage di questi felini. Secondo l’associazione, tra il 1980 e il 1990 in Namibia sono stati uccisi circa 10 mila ghepardi e ora ne sopravvivono solo tremila. In tutta l’Africa all’inizio del 900 ne esistevano 100 mila, adesso non sono più di 10 mila.

I CANI PASTORE – «Mi sono chiesta come fosse possibile ridurre il conflitto tra gli allevatori e i ghepardi. Occorreva e occorre tuttora un cambiamento economico, perché se la gente soffre la fame certo non può preoccuparsi della conservazione di questi animali – ricorda la Marker -. Cambiare la situazione economica, però, non era in nostro potere. Allora, abbiamo pensato di proteggere le mandrie dagli attacchi». Come? Addestrando dei cani, i pastori dell’Anatolia. La fondazione ne ha formati e distribuiti già 230 agli allevatori locali, stringendo anche degli accordi con loro. «Questi cani hanno la stessa dimensione dei ghepardi, sono coraggiosi e combattono fino alla morte. La loro presenza rassicura gli allevatori che così hanno smesso di uccidere. Molti di loro lo facevano senza neppure sapere il perché, ce lo hanno spiegato quando siamo andati a parlare con loro, bussando porta a porta» sottolinea la Marker. Oggi la fondazione non si occupa solo degli animali, ma fa anche formazione per gli agricoltori africani e ha creato anche posti di lavoro, in un paese, come la Namibia, dove la disoccupazione sfiora il 40 per cento. Nei laboratori si sono formati 400 biologi provenienti da 25 nazioni e ben 65 di loro sono namibiani.

LA SCOMPARSA DEGLI HABITAT – Se l’accordo con gli allevatori sta dando i suoi effetti, restano però altri problemi da affrontare, come la scomparsa degli habitat. «Il ghepardo ha bisogno di una vasta zona di caccia, senza di essa non può sopravvivere. Inoltre, è un animale delicato, non si riproduce facilmente in cattività». Dei mille ghepardi oggi seguiti dal Cheetah Conservation Fund, solo 100 sono nati in cattività. La risposta a questo problema sono le “conservancies”, territori in cui proibire la caccia al ghepardo e in cui mantenere le condizioni ambientali in cui questo animale possa prosperare. Ed è questa la direzione in cui lavora la fondazione. Un’impresa non impossibile, se si pensa che la Namibia è una delle poche nazioni che ha fra i suoi obblighi costituzionali il mantenere e promuovere la convivenza fra animali e uomini.

ANCHE SU FACEBOOK – «I ghepardi sono animali affascinanti, unici nel loro genere – sottolinea la biologa -. Ad esempio diversamente dagli altri felini, non hanno unghie retrattili e hanno comportamenti simili a quelli dei cani, ad esempio nel marcare il territorio». Per restituire l’habitat ai ghepardi, la fondazione ha assunto del personale per disboscare i rovi selvatici e con i tronchetti ottenere energia a biomasse. Grazie alla pulizia degli ecosistemi, anche la biodiversità sta migliorando. Per i suoi meriti, Laurie Marker è stata nominata “Hero’s for the planet” dalla rivistaTime. Per aiutare i ghepardi a sopravvivere oggi c’è anche un nuovo gioco online su Facebookpromosso dalla Sony per sostenere l’attività della fondazione.

Giovanna Maria Fagnani
18 gennaio 2011(ultima modifica: 19 gennaio 2011)© RIPRODUZIONE RISERVATA



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