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Valentina e Lorenzo: due volontari italiani al Cheetah Conservation Fund


Valentina e Lorenzo, dopo l'ultima corsa dei cuccioli


Nel 2007 la Namibia è stata la tappa che io e Lorenzo abbiamo scelto per il nostro viaggio di nozze. Abbiamo organizzato il tour scegliendo con cura le varie tappe e apportando solo piccole modifiche in itinere. Una di queste è stata la visita al CCF, mentre lasciavamo il Waterberg Plateu alla volta dell’Etosha.

Dal mio diario di viaggio di allora:

Stamattina levataccia alle 6.30 per riuscire a fermarci anche al Cheetah Conservation Fund. Arriviamo verso le 10 e siamo piuttosto eccitati. Siamo in un centro di cura e riabilitazione dei ghepardi. Visitiamo il centro e la clinica, conosciamo 4 femmine che dormono beatamente spaparanzate al sole. In realtà non vediamo moltissimo, ma è comunque una visita gradevole e interessante, le ragazze che lavorano lì e che vengono da diverse parti del mondo ci forniscono molte informazioni e il loro entusiasmo per questo progetto a cui stanno lavorando è evidente e contagioso.”

Inutile dire che il CCF da allora ci è rimasto nel cuore e abbiamo sempre conservato il sogno di tornare in Namibia e al CCF.

Quando a settembre dell’anno scorso la dott.ssa Laurie Marker, durante il suo tour, ha visitato anche Milano, il nostro sogno ha preso forma. Abbiamo scoperto che per fare i volontari non servivano requisiti particolari e che si poteva fare anche per periodi brevi, abbiamo scaricato il modulo per la richiesta di visitare il CCF come “working guest” e il 5 ottobre l’abbiamo spedito.

Abbiamo accolto con emozione la mail di risposta, che accettava la nostra richiesta, e da allora non ci siamo più fermati con i preparativi: ripasso di inglese, acquisto abbigliamento e accessori richiesti nella ”guida del volontario”, vaccinazioni… e finalmente il giorno fatidico è arrivato!

Siamo atterrati a Windhoek una domenica pomeriggio e nel giro di circa quattro ore, grazie a un passaggio offerto dal CCF stesso, eravamo arrivati a destinazione, giusto in tempo per la cena, alle 18.

L’ambiente che ci circonda è bellissimo, siamo isolati da tutto e gli unici rumori sono quelli della natura. La cena è ottima, come saranno tutti i pasti qui. Le persone sono meravigliose, ci accolgono tutte con grandi sorrisi e allegria, mentre consumiamo il nostro pasto davanti a un caldo falò.

Dopo cena facciamo giusto in tempo a sistemarci un po’ nella nostra casetta (rondavel), essenziale ma pulita e tranquilla, poi la stanchezza ha il sopravvento.

Il giorno dopo però la vera avventura può iniziare!

La colazione è servita alle 7 e la giornata lavorativa ha inizio alle 8. Ogni giorno è diverso, ogni giorno c’è un imprevisto, un problema inaspettato da risolvere che stravolge i programmi e le attività preventivate. Al CCF i volontari fanno di tutto, sempre con l’ausilio del personale, ed è proprio questo il bello, che non si sta solo a guardare ma si partecipa attivamente!

Ogni giorno dalle 9 alle 13 si porta da mangiare ai ghepardi, a bordo di un pick up sul quale vengono caricate delle grosse ciotole con bistecconi da circa tre chili. Prima del pasto si fanno allenare un po’ gli animali, andando avanti e indietro con la macchina per farli correre. Ci sono quelli malati che non possono correre troppo, ma anche quelli che devono prendere le medicine, ognuno ha le sue esigenze. Si raccolgono i resti di cibo del giorno prima, si cambia l’acqua e si controlla che mangino tutti. In totale sono circa cinquanta ghepardi.

Questa è una delle attività migliori… e quella più “sporca”!

Durante la nostra permanenza è nata una cucciolata di cani da pastore dell’Anatolia e un’altra cucciolata era nata la settimana prima: sono meravigliosi, cicciottelli e simpatici. Vengono controllati ogni giorno e noi aiutiamo a somministrare il vermifugo e le prime pappe.

Prima del nostro arrivo sono nate anche delle caprette, che vanno allettate ogni giorno e anche questa è un’attività molto divertente!

Tra le cose da fare c’è la pulizia dei recinti dei ghepardi (in particolare quelli del centro, cioè quelli che vengono visitati dai turisti) dalle foglie secche, dai rami e dagli escrementi. E’ un po’ faticoso e la schiena si lamenta, ma mi piace. A proposito… al CCF tutti hanno una passione smodata per gli escrementi! Ogni giorno dalle 8 alle 9 c’è addirittura la “scat walk”, una passeggiata (tra l’altro piacevolissima) intorno ai recinti del centro alla ricerca di escrementi, che forniscono diverse utilissime informazioni.

Anche le attività fuori porta sono un’occasione per la raccolta. Soprattutto la “misurazione della visibilità”, altra ottima opportunità per passeggiare all’aria aperta in mezzo alla natura. In pratica si va in macchina nelle fattorie vicine, fermandosi ogni 500 mt. per misurare (a coppie e con appositi strumenti) fino a che punto è possibile vedere nel bush, a destra e a sinistra.

Ci sono però anche diversi lavori d’ufficio, molto apprezzati dallo staff, perché immagino siano quelli ai quali hanno meno tempo di dedicarsi: abbiamo lavorato molto all’inventario in clinica (per la gioia delle veterinarie!) e alla registrazione/controllo delle fotografie scattate dalle trenta videocamere fisse sparse per i dintorni, ma anche allo Studbook (una sorta di registro, aggiornato annualmente, di tutti i ghepardi in cattività del mondo). E’ vero che il lavoro d’ufficio è più noioso, ma è molto interessante e permette di capire meglio anche le altre attività e poi si ha l’idea di fare qualcosa di davvero utile, anche ai fini della ricerca.

Una giornata molto particolare è stata quella del “waterhole counting”: praticamente siamo stati divisi in quattro gruppi da due e abbiamo trascorso l’intero giorno appostati in una casetta ad osservare gli animali che si avvicinavano alle pozze d’acqua, indicando su un’apposita scheda il nome dell’animale, la quantità, il sesso e l’età (se possibile)… il tutto per fare una specie di censimento della fauna locale. E’ stata una giornata lunga, ma davvero interessante, che ci ha permesso anche di cogliere le differenze tra le diverse specie di animali.

Oltre a tutto ciò, alcune attività sono state davvero speciali. Tra tutte credo che la più emozionante sia stata il “cheetah run”, la corsa che giornalmente viene organizzata per i ghepardi. E’ bella da spettatore, ma è ancora più entusiasmante se si può farne parte: entrare nel recinto, preparare l’attrezzatura e poi… godersi semplicemente lo spettacolo, a pochi metri di distanza. Vedere sfrecciare questi animali è qualcosa di indicibile, sembra che volino, infatti riuscire a fargli una foto decente è quasi impossibile! E alla fine della corsa, prima che se ne vadano, c’è sempre tempo per una carezza. Guardavo ammirata i video di questi momenti prima di partire, ma non immaginavo fosse così bello. Poterli toccare, sentire quelle fusa fortissime, vedere quelle espressioni di piacere, le stesse dei nostri gatti di casa… mamma mia che emozione!

La stessa che abbiamo provato il giorno in cui abbiamo dato da mangiare ai quattro cuccioli (si fa per dire…), i nuovi ambasciatori del CCF. Loro mangiavano, sgranocchiavano i loro ossi, e noi eravamo lì per terra, seduti con loro e li potevamo accarezzare. Ogni tanto si fermavano per godersi la carezza, fare un po’ di fusa e leccarci, poi riprendevano a mangiare e magari si soffiavano rubandosi l’osso a vicenda. Che gioia, è fantastico!

Per concludere in bellezza, l’ultimo giorno abbiamo partecipato al recupero di un ghepardo catturato da un allevatore, a tre ore di viaggio dal CCF. E’ stato interessante perché abbiamo visto come fanno ad arrivare i ghepardi. Dopo averlo catturato e trasportato al centro, abbiamo potuto partecipare a tutte le operazioni successive, ai controlli delle veterinarie e poi al rilascio nella gabbia per la quarantena. E’ arrivata anche una troupe televisiva a filmare il tutto.

Per non farci mancare nulla, un giorno c’è stato anche un grosso incendio e Lorenzo è stato reclutato per andare aiutare a domarlo!

Insomma, è stata una vacanza speciale. Ogni giorno è stato suo modo speciale. E anche la sera, cenare davanti al fuoco, tutti insieme, chiacchierando, raccontandosi la giornata, era magico. Abbiamo fatto parte per due settimane di una grande, magnifica famiglia. L’atmosfera era calda e accogliente, i visi sempre sorridenti.

L’ultima sera è stata veramente toccante. Dopo cena ci sono stati i saluti ufficiali e i ringraziamenti da parte di Laurie, che ci ha consegnato un DVD ricordo e del materiale divulgativo. Lorenzo ha fatto un breve, semplice discorso, ma molto sentito.

E stato’ un momento commuovente, ma anche divertente, cui sono seguite brevi chiacchiere e saluti affettuosi. Tutti sembravano sinceri nel ringraziarci e nel dirci di non perderci di vista, di tornare. Sembrava di salutare dei vecchi amici…

Eravamo davvero tristissimi.

Quando la mattina presto, appena prima di partire, è arrivata a salutarci Juliette, responsabile dei ghepardi con cui abbiamo molto legato, è stato bellissimo. Ci ha portato caffè e biscotti (la domenica si fa il brunch alle 11, quindi partivamo a digiuno) e l’abbiamo salutata con un ultimo, fortissimo abbraccio e la promessa di rivederci presto in Italia.

E’ bello, mentre andiamo via, guardarsi intorno, vedere ancora una volta il paesaggio namibiano, qualche facocero che corre via con la sua codina dritta, uno steenbok… nonostante il sonno non ho voluto dormire per strada, per non perdere l’ultima possibilità di vedere tutto ciò.

E’ la vacanza migliore di sempre e tornare è stato davvero triste. Ma già quattro anni fa, quando siamo venuti in Namibia la prima volta, chi l’avrebbe detto che saremmo tornati??? Quindi, chissà… speriamo un giorno di tornare al CCF e ritrovare i nostri amici, umani e non.
E’ durato poco purtroppo, ma aver avuto occasione anche per breve tempo di far parte di questa grande famiglia e sapere di aver anche in minima parte dato il nostro contributo è comunque soddisfacente.

Valentina Protti e Lorenzo Scendrate



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