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Relazione di attività 2012 del Cheetah Conservation Fund


Dr. Laurie Marker, Otjiwarongo

Anche se il Cheetah Conservation Fund offre un rifugio a 46 ghepardi in cattività, la nostra organizzazione lavora per la conservazione dei ghepardi in libertà. Detto questo, quando un ghepardo resta orfano prematuramente, spesso non esistono alternative alla cattività. Questi ghepardi non sarebbero in grado di badare a se stessi e di imparare le abilità necessarie ad un ghepardo selvatico per sopravvivere. Tuttavia, alcuni ghepardi del CCF hanno avuto modo di vivere liberi, in modo tale da potere, un giorno, ritornare in libertà.

La ricerca per il rilascio dei ghepardi in libertà è iniziata nel 2004, puntando sulla massimizzazione delle loro potenzialità, e da allora abbiamo reintrodotto con successo un certo numero di ghepardi grazie a questo programma. Il rilascio di 5 ghepardi del CCF e di due femmine, rispettivamente nel 2008 e nel 2009, rilasciati nella Riserva Naturale del NamibRand, ha visto liberare in natura ghepardi in un’aerea dove da 60 anni i ghepardi erano completamente assenti. Una femmina e tre maschi, rilasciati nella Erindi Game Reserve rispettivamente nel gennaio 2011 e lo scorso anno, stanno bene, e si sono ambientati nella zona. Nel Centro, noi continuiamo ad applicare le nostre strategie di preparazione, e attualmente abbiamo una femmina che attende di essere collocata in un territorio adatto alla sua liberazione in natura.

Parallelamente ai nostri corsi di formazione internazionali, la nostra ricerca per la reintroduzione in natura costituisce la chiave di volta per la conservazione dei ghepardi selvatici, in quanto è in grado di dare assistenza a quei paesi in cui le popolazioni di ghepardi stanno decrescendo, se non sono del tutto scomparse. Quest’anno, sono stata invitata a partecipare ad una rapida indagine sul campo in Uzbekistan, dove il ghepardo è stato dichiarato estinto fin dagli anni ’70, e dove attualmente si ritiene possa essere reintrodotto.

Altrove, il nostro lavoro a livello internazionale nei paesi con terrotori di ghepardi è continuato, concretizzandosi nella nostra presenza durante le riunioni del West, North and Central African Cheetah and Wild Dog Strategic Planning, nelle riunioni del Niger National Cheetah Planning, e nella visita alla Born Free Foundation in Etiopia, dove sono state discusse le strategie per il ghepardo, compresa la questione preoccupante del traffico illecito di flora e fauna selvatica. Questa visita ci ha offerto un’ottima opportunità di ritrovare la nostra collaboratrice di un progetto sul campo, Mary Wykstra, Direttore di Action for Cheetahs in Kenya.

La Fattoria Modello del CCF (Model Farm) ha visto tante nascite di Pastori dell’Anatolia, Kangal e caprette in questo periodo, compresa la prima cucciolata di Kangal che diventeranno i nostri alleati nello sforzo di prevenzione dei conflitti con i predatori che i farmer devono affrontare. Oltre ai nostri cani da guardia Kangal, gli sforzi del CCF per creare fonti di reddito per la popolazione della Namibia hanno visto la seconda vendemmia di uva che potrebbe concretizzarsi in una nuova industria per la Namibia. Abbiamo avuto anche la fortuna di poterci avvalere dell’assistenza di un gruppo di professori della Cornell University che hanno lavorato con noi sulla progettazione del caseificio di latte di capra e sulla nutrizione a base di capra.

La costruzione del Caseificio di prodotti caprini è stata quasi ultimata (inaugurata ai primi di marzo). Si tratta di un eccellente esempio di quanto il modello di lavoro di conservazione, basato sullla collaborazione in seno alla comunità possa fornire agli allevatori rurali ed emarginati migliori opportunità di crescita economica.

L’équipe della Cornell si è unita a noi anche durante una riunione del GWC (Greater Waterberg Complex), un gruppo di guardiani, manager e proprietari che condividono la visione comune di una gestione e di uno sviluppo a lungo termine dell’aerea che copre circa 1 milione e 770mila ettari che circondano il Parco dell’Altopiano del Waterberg e che include i territori comunali dell’est e il CCF. Abbiamo condotto, nel mese di dicembre scorso, un’indagine di valutazione del fabbisogno di quest’aerea, e stiamo preparando una poderosa relazione da presentare alla NamPlace, il programma dell’UNDP (United Nations Development Program) che sostiene il GWC.

Questo genere di collaborazione è importante, e nello scorso giugno, l’iniziativa di istruzione e ricerca cooperativa si è concretizzata nella sottoscrizione di una Memoria d’Intesa tra il CCF, il Museo Nazionale di Namibia, la State University of New York College of Environmental Science and Forestry (USA), e gli Istituti Jacob Blaustein for Desert Research, Università Ben Gurion del Negev (Israele). Il CCF collaborerà con questi partner per sviluppare la cooperazione nell’ambito dell’istruzione ambientale e di ricerca degli ecosistemi desertici.

Noi, da parte nostra, abbiamo continuato a lavorare sul miglioramento del nostro progetto del CCF, il Bushblok, assumendo un laureando in ingegneria che vigila sull’ottimizzazione della produzione casearia e della salute e della sicurezza sul lavoro. Far fronte alla domanda costituisce ancora una grande sfida. Inoltre, una borsa di studio recente ci permetterà l’acquisto e la sperimentazione di nuovi macchinari per la raccolta dei rovi invasivi. La biomassa è stata discussa durante svariate conferenze a cui abbiamo partecipato quest’anno, compresa la riunione invernale della Clinton Global Initiative, laddove il dr. Bruce Brewer ed io ci siamo impegnati ad ampliare la biomassa di rovi invasivi per renderla fonte di energia che sia in grado di restaurare milioni di acri di terra soffocata dai rovi in terra produttiva, sia come terra agricola che terra per l’habitat naturale – creando i posti di lavoro cosi’ necessari.

La flora e la fauna africane attrirano in Namibia milioni di visitatori ogni anno, e la Namibia possiede alcune popolazioni di flora e fauna selvatiche tra le piu’ sane del Continente. Il Namibian Tourist Board si è attivato molto in questo senso per promuovere il turismo in Namibia, e mi ha invitata a partecipare a svariate mostre ed eventi sul turismo. Noi abbiamo inserito tali eventi durante il mio giro primaverile di raccolta fondi.

I miei tour primaverili ed autunnali hanno compreso tre nazioni, 18 stati e 35 città. Anche se mi obbligano a lasciare la Namibia per lungo tempo, essi mi offrono l’opportunità unica di incontrare i sostenitori vecchi e nuovi, e di raccogliere i fondi che sono cosi’ necessari. Quest’anno, ho avuto il privilegio di tenere, per la prima volta, una lezione alla Purdue University, e di intervenire al Dartmouth College nell’ambito della serie di lezioni della George Link Jr. Environmental Lecture Series, indette dall’Environmental Studies Program. Ho anche tenuto una conferenza, per la prima volta, presso l’Università di Ottawa (Canada), e ho avuto il privilegio di incontrare i parlamentari canadesi della Città di Ottawa. Subito dopo, ho tenuto una conferenza presso l’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione Animale del Parlamento Europeo a Strasburgo. Dire grazie non è sufficiente per esprimere l’importanza dell’intenso lavoro fatto dal personale del CCF e dai vari sostenitori e associati che hanno resi possibili i miei incontri.

Il 2013 non sarà diverso dal 2012, tranne che per la crescente sensazione di urgenza. Il ghepardo non ha molto tempo, senza il vostro aiuto – il vostro e il nostro. Il tempo sta per scadere, se vogliamo essere certi che questo magnifico animale continui a vivere ed a prosperare….o scomparirà per sempre. Dobbiamo continuare ad operare senza sosta in Namibia e nel mondo. Sappiamo che abbiamo programmi che funzionano; abbiamo la prova di collaborazioni proficue con attori che hanno fatto del bene al ghepardo in Namibia. Infatti, una commissione della National Geographic Big Cat initative (BCI) ci ha visitato in luglio e ha concluso che l’approccio integrato del CCF alla flora e alla fauna selvatiche, al bestiame ed alla gestione dei territori costituisce un area di enorme importanza dove il CCF puo’ dare un contributo fattivo per il futuro del ghepardo e del resto dell’habitat naturale.

Tutto cio’ di cui abbiamo bisogno, è di ampliare i nostri programmi in Namibia ed in altri paesi, e non possiamo farlo da soli.

Per tutto cio’, vi ringrazio di cuore.

Laurie Marker, Dphil.

Founder and Executive Director



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