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Il cucciolo di ghepardo asiatico salvato dai bracconieri non ritorna in natura

Articolo del Tehran Times

TEHRAN – Il cucciolo di ghepardo asiatico che è stato sottratto ad una gang che traffica in animali a Tehran il 26 dicembre 2017 non può essere rimesso in libertà perlomeno per il momento, ha affermato il Capo veterinario Iman Memarian del Pardisan Rehabilitation Center.

Separato dalla famiglia a 4 mesi, il cucciolo chiamato Iran non ha ricevuto gli insegnamenti per la caccia della mamma, che si protraggono fino a 18 mesi di età.

“Credo che se la liberassimo in natura morirebbe”, Avrebbe affermato il veterinario mercoledì.

Il veterinario ha aggiunto che a causa delle condizioni inadeguate cui è stato sottoposto il cucciolo nei 4 mesi di cattività, Iran, il cucciolo asiatico, non è a suo agio nel nuovo ambiente in cui si trova, e sta vivendo livelli di stress molto forti, anche se la situazione sta migliorando rispetto a dieci giorni fa.

Per la sua età Iran era malnutrita quando è stata recuperata, ma ora si alimenta correttamente ed è in buone condizioni generali, ha affermato il veterinario del Wildlife Rehabilitation Center.

Il ghepardo asiatico, ovvero iraniano è la specie ad alto rischio estinzione (critically endangered)che vive nelle regioni aride Centro orientali dell’Iran.


Un bel documentario su ZDF…in tedesco! Ma vale…

Guardatelo lo stesso al minuto 25 circa, e comunque si capisce di ciò’ che si parla….!

 

https://www.zdf.de/dokumentation/terra-x/kielings-wilde-welt-die-letzten-ihrer-art-100.html


Ecco i 5 cuccioli appena salvati! Recuperati dal #CCF!#Cheetah Cubs#rescued by#CCF!

Un breve video di Laurie Marker che documenta il salvataggio dei 5 cuccioli di 4 mesi circa che sono stati recuperati dal personale, dopo che la madre, purtroppo, è stata uccisa forse da cacciatori.

Attualmente i cuccioli stanno bene, crescono bene e non hanno problemi di nessun tipo.

Molto probabilmente non sarà possibile rimetterli in libertà data l’età, ma è presto per dirlo…

Buona giornata a tutti!

Ecco i 5 cuccioli salvati dal CCF!

Ecco i 5 cuccioli salvati dal CCF!


Il ghepardo asiatico: a rischio assoluto

Il ghepardo asiatico è stato considerato una sottospecie di ghepardo per molto tempo. Nel settembre 2009, Stephen J. O’Brien del Laboratory of Genomic Diversity del National Cancer Institute dichiarò che esso è geneticamente identico al ghepardo africano e che le due popolazioni si separarono circa 5000 anni fa, un lasso di tempo troppo breve per garantire una differenziazione a livello sottospecifico.
Al contrario, i risultati di una ricerca genetica durata cinque anni che ha comportato l’analisi di campioni di DNA prelevati da esemplari in natura, animali ospitati negli zoo e campioni museali provenienti da otto Paesi indicano che i ghepardi africani e asiatici sono geneticamente distinti. I confronti delle sequenze molecolari suggeriscono che essi si separarono tra 32.000 e 67.000 anni fa e che la differenziazione sottospecifica ha avuto il tempo di attuarsi. Le popolazioni presenti in Iran sono considerate gli ultimi rappresentanti rimasti del lignaggio del ghepardo asiatico.

Minacce
La riduzione del numero delle gazzelle, la persecuzione diretta, il cambiamento di utilizzo del terreno, il degrado e la frammentazione dell’habitat, e la desertificazione hanno contribuito al declino del ghepardo. Secondo il Dipartimento dell’Ambiente dell’Iran, il peggioramento della situazione è avvenuto soprattutto tra il 1988 e il 1991. La riduzione del numero delle prede è una conseguenza del sovrapascolo (overgrazing) causato dal bestiame introdotto e della caccia alle antilopi. Le prede si allontanano quando i pastori penetrano con le loro mandrie all’interno delle riserve di caccia.

Anche lo sfruttamento minerario e la costruzione di strade in prossimità delle riserve sono una minaccia per la popolazione. Carbone, rame e ferro sono stati estratti in tre diverse regioni dell’habitat del ghepardo nelle zone centrali e orientali dell’Iran. Si stima che le due regioni in cui vengono estratti carbone (Nayband) e ferro (Bafq) ospitino le popolazioni di ghepardo più numerose al di fuori delle aree protette. Lo sfruttamento minerario in sé non costituisce una minaccia diretta per i ghepardi, ma la costruzione di strade e il traffico che ne risulta hanno reso l’habitat del ghepardo accessibile agli esseri umani, bracconieri compresi. Attraverso le regioni di confine con l’Afghanistan e il Pakistan (provincia del Belucistan) passano i sentieri percorsi da fuorilegge armati e trafficanti d’oppio, attivi nelle regioni centrali e occidentali dell’Iran. Secondo quanto affermò Asadi nel 1997, la fauna di questa regione desertica ha sofferto una caccia incontrollata da parte di gruppi armati che i governi dei tre Paesi non sono riusciti a tenere sotto controllo[19]. Riguardo la situazione attuale della specie nella regione non vi sono dati disponibili.

Attualmente, in Iran vivono tra i 40 e i 70 ghepardi asiatici. Morteza Eslami, a capo della Iranian Cheetah Society (ICS), confessò a Trend News Agency nel novembre 2013 che la sopravvivenza dell’animale è tutt’altro che assicurata. Nel 2012-13, due terzi delle morti dei ghepardi avvennero a causa di incidenti stradali. I tentativi di fermare la costruzione di una strada nel cuore dell’area protetta di Bafq non hanno avuto successo. Nel febbraio 2015, è stato affermato che gli incidenti stradali sono i responsabili del 40% dei decessi.

Conservazione
Il ghepardo asiatico viene oggi considerato gravemente minacciato dalla Lista Rossa degli Animali Minacciati della IUCN. In seguito alla rivoluzione iraniana del 1979, non è stata data molta importanza alla conservazione della natura, ma negli ultimi anni l’Iran ha portato avanti vari programmi per cercare di preservare la popolazione rimanente. Il Dipartimento dell’Ambiente dell’Iran, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e il Fondo Mondiale per l’Ambiente (GEF) hanno lanciato il Conservation of the Asiatic Cheetah Project (CACP), istituito per preservare e riabilitare le aree ancora popolate da questa specie in Iran. Alcuni sopralluoghi effettuati da Asadi nella seconda metà del 1997 hanno indicato che per far sì che il ghepardo asiatico possa sopravvivere, è necessario riabilitare le popolazioni di altre specie, in particolare le gazzelle, e l’habitat dell’animale.

La Wildlife Conservation Society (WCS) e il Dipartimento dell’Ambiente dell’Iran (DoE) intrapresero un programma di monitoraggio tramite radiocollari nell’autunno del 2006. Questi appositi collari GPS forniscono informazioni sui movimenti del felino. Le sanzioni internazionali hano reso alcune semplici azioni, come procurarsi delle fototrappole, alquanto difficile.

Nel 2006, l’Iran ha dichiarato il 31 agosto Giornata della Conservazione del Ghepardo: in questa data il pubblico viene informato sui programmi di conservazione che riguardano la specie. Nel 2013, venne rilasciata la notizia che l’immagine del ghepardo poteva comparire sulle maglie della nazionale di calcio iraniana durante i mondiali del calcio del 2014. La FIFA approvò il disegno il 1° febbraio 2014. Nel maggio 2015, il Dipartimento dell’Ambiente ha annunciato piani per quintuplicare la multa per chi uccide un ghepardo a 100 milioni di toman (circa 30.000 dollari).

Progetti
Corsi di formazione per pastori: È stato stimato che nell’area protetta di Bafq vivano dieci ghepardi. Secondo la Iranian Cheetah Society (ICS), i pastori generalmente confondono i ghepardi con altri carnivori di simili dimensioni, quali lupi, leopardi, iene striate e perfino caracal e gatti selvatici. Sulla base dei risultati delle ricerche sul conflitto con questi animali, nel 2007 venne sviluppato un apposito corso di formazione per pastori, nel quale veniva spiegato come identificare correttamente il ghepardo e altri carnivori, dal momento che sono soprattutto questi ultimi a provocare vittime tra il bestiame. Questi corsi furono il frutto della cooperazione tra l’UNDP/GEF, il Dipartimento dell’Ambiente dell’Iran, la ICS e le comunità di cinque principali villaggi di questa regione.

Gli Amici dei Ghepardi:

Un altro programma di sviluppo nella regione è stata l’istituzione degli Amici dei Ghepardi, gruppi costituiti da giovani che, dopo un breve corso istruttivo, sono in grado di educare la popolazione e organizzare eventi che hanno come tema principale il ghepardo, divenendo così un esempio di informazione in materia di ghepardi per un certo numero di villaggi. I giovani hanno manifestato un crescente interesse per la questione dei ghepardi e la conservazione di altri animali.

Conservazione ex-situ:

L’India, dove il ghepardo asiatico è ormai estinto, è interessata a clonare il ghepardo per poterlo così reintrodurre nel Paese. In un primo momento l’Iran – il Paese donatore – sembrava ben disposto a partecipare al progetto, ma successivamente si è rifiutato di inviare un maschio e una femmina di ghepardo o di consentire agli esperti di raccogliere campioni di tessuto da un ghepardo ospitato in uno zoo del Paese. Nel 2009, il governo indiano ha preso in esame il progetto di reintrodurre ghepardi provenienti dall’Africa fatti riprodurre in cattività.

Nel 2014, un ghepardo asiatico è stato clonato per la prima volta da alcuni scienziati dell’università di Buenos Aires. L’embrione, tuttavia, non è nato.

Riproduzione in semi-cattività
Nel febbraio 2010, l’Agenzia di stampa Mehr e Payvand Iran News rilasciarono le foto di un ghepardo asiatico in quello che sembrava un grosso recinto di rete metallica all’interno dell’habitat naturale della specie; nell’articolo veniva indicato che le foto erano state scattate in un «Centro di Ricerca e Riproduzione in Semi-cattività» nella provincia di Semnan. L’esemplare ritratto era ricoperto dal manto invernale, costituito da peli più lunghi. Un’altra notizia riportata indicava che il centro ospita circa dieci ghepardi asiatici in un ambiente semi-selvaggio protetto tutto intorno da reti metalliche.

I guardaparco della riserva naturale di Miandasht e del Parco nazionale di Khar Turan hanno allevato alcuni cuccioli orfani. Nel maggio 2014, i funzionari hanno affermato di voler mettere insieme una coppia di esemplari adulti nella speranza che possano dar vita a dei cuccioli, pur riconoscendo che la specie non si riproduce facilmente in cattività.

Nel marzo 2015, una coppia di ghepardi adulti facenti parte di un programma di riproduzione in cattività è stata trasferita nei pressi della Torre Milad a Teheran.

Proposte di reintroduzione
I ghepardi hanno vissuto in India per moltissimo tempo, ma la caccia e altri fattori hanno portato alla loro scomparsa nel Paese negli anni ’40. Recentemente il governo indiano ha preso in esame la proposta di reintrodurre in natura questi animali. In un articolo comparso a pagina 11 su Times of India di venerdì 9 luglio 2009, si parlava del progetto di importare alcuni ghepardi in India, dove sarebbero stati fatti riprodurre in cattività. Il ministro dell’ambiente e delle foreste, Jairam Ramesh, affermò il 7 luglio 2009 alla Rajya Sabha – il consiglio degli stati del Parlamento indiano – che «il ghepardo è l’unico animale dichiarato estinto in India nel corso degli ultimi 100 anni. Dobbiamo portarne alcuni dall’estero e ripopolare la specie». Ad esso rispose Rajiv Pratap Rudy del Bharatiya Janata Party (BJP): «Il progetto di riportare il ghepardo nel Paese, vittima della caccia indiscriminata e di altre cause, quali la difficoltà di far riprodurre la specie in cattività, è piuttosto audace, visti già i problemi che affliggono la conservazione della tigre». Due naturalisti, Divya Bhanusinh e M. K. Ranjit Singh, suggerirono l’idea di importare dei ghepardi sudafricani dalla Namibia. Secondo il piano, essi sarebbero stati fatti riprodurre in cattività in India e poi rilasciati in natura.

Nel settembre 2009, ad un seminario sulla reintroduzione del ghepardo tenutosi in India, Stephen J. O’Brien affermò che i ghepardi africani e quelli asiatici sono geneticamente identici e che si sono separati solamente 5000 anni fa. Nella stessa occasione l’esperta di ghepardi Laurie Marker del Cheetah Conservation Fund (CCF) e altri studiosi consigliarono al governo indiano che era meglio far arrivare dei ghepardi dall’Africa, dove sono molto più numerosi, invece di cercare di ottenere alcuni dei rarissimi esemplari selvatici dall’Iran. Al seminario parteciparono inoltre il ministro indiano dell’ambiente e delle foreste, Jairam Ramesh, capi guardacaccia di Rajasthan, Gujarat,

Asiatic cheetah

Asiatic cheetah

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Nel maggio 2012, la corte suprema indiana ha sospeso i tentativi di introdurre ghepardi africani nel Paese a seguito della pubblicazione di più recenti studi genetici, secondo i quali ghepardi asiatici e africani si separarono tra 32.000 e 67.000 anni fa.


2013 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 4,600 times in 2013. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.


African Safari 3D – un film-documentario di Ben Stassen

African Safari 3D - un film-documentario di Ben Stassen

La Eagle Picture Italia ha realizzato questo stupendo film in 3D e sponsorizza, durante l’anteprima a Milano, il Cheetah Conservation Fund.
Le riprese di Ben Stassen sono state realizzate al CCF. Da vedere! La data dell’anteprima a breve.


Un incendio al CCF – A Big Fire At CCF

SABATO 19 OTTOBRE 2013

PHOENIX – LA FENICE di Patricia Tricorache, CCF 

La mattina mi sveglio sempre con un grugnito, e nessun programma per la giornata…o piuttosto, il mio solo programma è quello di fare al meglio cio’ che faccio, e per essere al top, devo prima bere il mio caffé facendo le parole incrociate del New York Times per rimettere in funzione il mio cervello.

Mercoledi’ non era iniziato diversamente. Mi sono svegliata, mi sono diretta nella cucina di Laurie e Bruce, da ospite permanente degli ultimi due mesi, visto che continuo a rimandare la mia partenza dal CCF. Il caffè era particolarmente buono, mentre le parole incrociate particolarmente seccanti. Ho deciso che a quel punto potevo dare il meglio di me lasciandole perdere e dedicandomi ai miei compiti.

Per la prima volta da molte settimane, intorno a me tutto era silenzioso, e sono stata in grado di sedermi concentrandomi sul progetto che ho cercato di portare a termine da molto tempo. Mi sembrava di veleggiare con una morbida brezza su un oceano pieno di parole meravigliose e idee favolose.

Improvvisamente, il leggero venticello della mia immaginazione divento’ una violenta folata di vento, e poi di tuono. Bang! Un’esplosione in casa. I lampi illuminavano il cielo pomeridiano ancora luminoso. Qualcosa provocò l’interruzione delle linee telefoniche. Ho preso il mio cellulare e ho chiamato Brian, il nostro Capo Operativo. “ Sss…crac…rrr…E’ INCENDIATO!” Non sentii le prime parole, ma le ultime arrivarono forti e chiare, e mai avrei pensato che le avrei sentite nella mia vita. Il problema dei telefoni passo’ in secondo piano. Riattaccai con un debole “OK”, e mi precipitai nel recinto dove vivono i nostri ghepardi ambasciatori, di fronte al Memorial Garden di Chewbaaka.

Vidi alcuni colleghi entrare all’interno dei recinti alla mia sinistra – camminando piu’ velocemente del solito. Stavano recuperando i ghepardi? Si’, scoprii che li stavano evacuando dal Centro, che è il nucleo della nostra attività. Poi, una raffica di vento porto’ con sé un acre odore fino alle mie narici. Fumo. Quello brutto. Guardai verso l’alto e un incubo si presento’ ai miei occhi: alte fiamme, gialle, blu, arancioni crepitavano lungo la cima del nostro Centro Visitatori. Il meraviglioso tetto in paglia che costituisce il punto di riferimento per i visitatori che entrano al Centro stava bruciando. Qualcuno portava un cucciolo di Pastore dell’Anatolia che avevamo recentemente castrato fuori dalla Clinica. Capii che stavano mettendo in salvo gli animali.

Incendio al CCF 1

Le fiamme iniziano a lambire il tetto (Foto di Zoltan Szabo)

Le fiamme divampavano lentamente, o perlomeno cosi’ pensavo. Era quasi una visione romantica, vederle accarezzare il tetto mentre lo stavano lentamente divorando. Per uno strano caso, mi venne in mente una scena del film Alien, un mostro innamorato, ma pur sempre un mostro. Il mio proposito del mattino mi venne in mente mentre guardavo un collega, Chavoux, che a piedi nudi si arrampicava sul tetto, estintore alla mano, deciso a combattere il Mostro. Non fui l’unica ad apostrofarlo con parole poco gentili, nella speranza che scendesse da li’. Poi mi girai verso le persone che correvano avanti e indietro cercando di salvare il salvabile. Avrei fatto il possibile per aiutare. (continua)