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Un bel documentario su ZDF…in tedesco! Ma vale…

Guardatelo lo stesso al minuto 25 circa, e comunque si capisce di ciò’ che si parla….!

 

https://www.zdf.de/dokumentation/terra-x/kielings-wilde-welt-die-letzten-ihrer-art-100.html


Ecco il testo dell’articolo della dr. Laurie Marker su Huffington Post!

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Il Consiglio Federale Nazionale (FNC) degli Emirati Arabi Uniti (UAE) ha approvato un disegno di legge che determina il divieto di possedere ghepardi o altri animali esotici  domestici. Secondo un articolo pubbcato lo scorso luglio su  Gulf News , il FNC, che funziona in modo simile al Congresso degli Stati Uniti, sta attualmente rivedendo ulteriormente il disegno di legge, che oltre a regolamentare il commercio di animali da compagnia esotici e selvatici, afferma che i privati privi di licenza, in possesso di questi animali, dovranno consegnarli alle autorità competenti. Avendo collaborato con gli Emirati per aiutarli nella cura di ghepardi tenuti in cattività da privati, accogliamo con molto favore questa iniziativa. Sorge anche l’interrogativo: che ne sarà dei ghepardi tenuti attualmente in cattività negli Emirati? 

INSTAGRAM/HUMAIDALBUQAISH

Anche se i ghepardi non sono aggressivi né pericolosi per l’Uomo come altri grandi felini, si tratta di animali selvatici, inadatti ad essere domestici. Hanno bisogno di spazio per correre e fisicamente deperiscono se non possono fare esercizio, e se non sono nutriti correttamente. I ghepardi hanno necessità nutrizionali diverse da quelle degli animali domestici, che si sono evoluti nella condivisione della propria vita insieme all’Uomo. I ghepardi non si accontentano di sola carne in termini nutrizionali. La  ricerca del 2014, condotta dal CCF in collaborazione con scienziati del Central Veterinary Research Laboratory  di Dubai, dell’ Institute of Animal Nutrition di Zurigo e del  Center for Applied Biotechnology and Molecular Medicine di Zurigo, ha evidenziato che le carenze nutrizionali dovute ad alimentazione inadeguata ai ghepardi ed ad altri grandi felini possono condurre a problemi neurologici. Una dieta composta esclusivamente di carne di pollo o di carne rossa, e priva di un supplemento bilanciato in vitamine, minerali e calcio determina problemi neurologici compresi problemi alla vista, alla deambulazione e a gravi problemi di lungo termine, che infine sfociano anche nella morte.

Parte del nostro lavoro con gli Emirati consiste nell’educazione dei proprietari ad una corretta alimentazione adeguata. Mentre tenere ghepardi in cattività non è certamente auspicabile né per l’animale né per il proprietario, è tuttavia sempre importante che si cerchi di insegnare una corretta alimentazione, uno stile di vita sano ed una progettazione delle strutture dove vivono. A nessuno piace sapere che un ghepardo è morto, sia in cattività che selvatico, visto che le popolazioni sono cosi’ ridotte.

Il commercio clandestino di animali da compagnia consiste nel catturare i cuccioli di ghepardo selvatici ed esportarli fino all’acquirente. La pratica della cattura ed esportazione dei cuccioli ha un impatto importante sulle popolazioni già drasticamente decimate.  Il ghepardo asiatico, già gravemente a rischio estinzione, che percorreva gli areali di 15 paesi dell’Asia Meridionale, comprese alcune zone della Penisola Arabica, è ormai ridotto ad un’ unica minima popolazione di meno di 100 individui. In Africa, la maggiore popolazione di ghepardi selvatici si trova nelle regioni australi, con appena poco piu’ di 4000 individui. Le popolazioni di ghepardi dell’Africa settentrionale, centrale ed occidentale sono ridotte a meno di 500 capi. In Africa orientale, meno di 2000 capi, di cui la maggior parte in Kenya, Tanzania ed Etiopia, vivono in piccole popolazioni frammentarie, e non collegate tra loro. E’ dal Corno d’Africa, regione dell’Africa orientale, che provengono i ghepardi sottratti alla natura che commercializzati illegalmente, non sopravvivono se non in pochissimi al viaggio verso gli acquirenti. Cio’ significa non solo che la popolazione di ghepardi viene ridotta drasticamente, ma che per portare sul mercato un solo individuo, se ne sacrificano almeno 5 durante il transito.

© CCF

Se questa nuova legge verrà varata negli Emirati Arabi Uniti, possiamo prevedere una riduzione delle importazioni e negli acquisti illegali di ghepardi. Noi auspichiamo che molti ghepardi in cattività verranno indirizzati a strutture adeguate e riceveranno le cure che meritano. Quanti siano i ghepardi recuperati, è ancora incerto. Siamo ansiosi di ottenere informazioni per ognuno dei ghepardi liberati cosicchè potremo classificarli nell’  International Cheetah Studbook, un registro di tutti i ghepardi in cattività gestito da me per il  World Association of Zoos and Aquariums (WAZA) fin dalla sua prima compilazione del 1988. Nel 2014, durante un viaggio negli Emirati, abbiamo collaborato alla formazione di veterinari e ricercatori per la raccolta di campioni di sangue, tessuti e sperma da conservare nelle banche dati. Questi campioni ci forniranno il DNA estratto dai campioni di sangue del ghepardo per determinare la sottospecie dell’animale. I campioni di sperma vengono depositati (congelati in azoto liquido) nelle cosiddette GRB, le banche delle risorse di genoma. I campioni in futuro saranno utili per incrementare e mantenere geni sani nelle popolazioni selvatiche ed in cattività.

Dati i cambiamenti comportamentali causati dalla convivenza con gli esseri umani, e talora a causa di problemi di salute che necessitano di cure di lungo termine, il rilascio in natura nella maggior parte dei casi non è possibile. Ne consegue che quando sequestrati negli Emirati, i ghepardi verranno inviati a zoo, centri di riabilitazione o in strutture private autorizzate. Con l’entrata in vigore della nuova legge, in attesa della firma da parte del Presidente Sua Altezza Serenissima Shaikh Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, gli Emirati Arabi Uniti dovranno reperire gli alloggiamenti per un grande numero potenziale di ghepardi nel paese. I ricercatori del CCF saranno ben felici di collaborare con le agenzie degli EAU per fornire tutta l’assistenza del caso, per assicurare agli animali salute e accoglienza adeguate.

Laurie Marker, Fondatore e Direttore del Cheetah Conservation Fund

(traduzione di B.von Hoenning)

 



FIROZ SAMA : Continuero’ a contrabbandare animali esotici!

Firoz Sama -
Firoz Sama è un uomo silenzioso, che pubblica foto allarmanti e crude di animali sofferenti sulla sua pagina di Instagram. Recentemente ha aggiunto 4 foto di cuccioli di scimpanzé tenuti prigionieri illegalmente in Africa.

Come sempre, le foto sono state pubblicate senza alcun commento esplicativo. Tuttavia, Firoz ha lasciato sufficienti elementi per arrivare a qualche deduzione. Gli scimpanzé che pubblica sono stati contrabbandati dall’Africa nel 2014-15, e sono arrivati almeno fino al Golfo. Alcuni, forse tutti, sono stati riuniti da un amico della Guinea,  Aboubacar Traore, che li ha tenuti in un semplice rifugio a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), che abbiamo soprannominato la “Stanza Blu”, Blue Room.
Abbiamo dedotto tutto cio’ senza comunicare direttamente con Firoz. Le prove fornite dalle foto e da informazioni di terzi sono sufficienti per collegare i fatti. La settimana scorsa, tuttavia, Firoz ha abboccato e ci ha risposto su una Chat di un Social. Pur evitando riferimenti diretti ai cuccioli della Stanza Blu, è arrivato a chiarire che è stato implicato nel contrabbando degli animali, e non ha alcuna intenzione di smettere.
“Se c’è chi vende, noi compriamo” ha scritto.
Firoz ha anche sottolineato quanto detto da altri, che spediscono animali rari in tutto il mondo contravvenendo alla  CITES  e ad altre normative: in realtà, lui li salva da un destino molto peggiore. “Guardatevi intorno, in Africa….che cosa succede…” ha obiettato provocatoriamente.

Insomma,Firoz si presenta astutamente non come finanziatore di una banda di cacciatori clandestini di animali selvatici africani, ma piuttosto come una specie di salvatore di specie esotiche. Firoz Sama incappa in piccoli scimpanzé orfani in condizioni di tremenda prigionia nella DRC, poi li porta via verso un futuro luminoso in città come Dubai, dove sono accolti, nutriti e persino vestiti.

Certo, bersi queste affermazioni significa ignorare il ruolo di un intermediario abilitato come Firoz, e soprattutto, il potere dei soldi. La triste Stanza Blu con i suoi scimpanzé non esiste per il piacere di esistere – esiste perchè all’estero ce n’è richiesta. Se Firoz e un paio di altri non avessero inviato denaro con la promessa di altri pagamenti, non ci sarebbero stati animali da salvare.

I trafficanti e gli intermediari sono compratori, e pur non essendo i compratori finali, sono loro che promuovono il business. Nessuna persona informata potrebbe concepire che un tipo come Firoz possa essere considerato un “salvatore”, ma probabilmente ha utilizzato questo mezzo con molti, e molti forse la bevono. I suoi amici su Facebook comprendono molte persone che si occupano di benessere animale.

Tamila Basmanova, una trafficante che è stata arrestata per aver tentato di contrabbandare gibboni in Kuwait, ha assunto lo stesso atteggiamento di difesa quando ha parlato con noi alcune settimane fa. A quanto pare, i gibboni stanno meglio se vestiti e mostrati nella calura rovente del Kuwait piuttosto che lanciandosi dagli alberi nella rigogliosa foresta indigena.
“In Kuwait gli animali sono piu’ al sicuro che in altri paesi perchè la gente è ricca e istruita”, scrive.

Firoz ha insistito su un altro punto,laddove noi riteniamo i commercianti di animali illegali dei fuorilegge: fondamentalmente, lasciateci in pace, e pensate ai veri colpevoli. I veri colpevoli, secondo Firoz, sono i ricchi collezionisti di animali alla fine della catena di forniture, nel Medio Oriente, in Asia e altrove. “Dovete proprio venire nel Golfo,” afferma.
L’abbiamo fatto, ma abbiamo scoperto subito che le porte dei collezionisti non si aprono a gente che è in odore di tutela animale. E non esiste ancora un’azione visibile da parte delle autorità del Golfo che veramente voglia bloccare il flusso di animali esotici illegali nella regione, nonostante qualche  dichiarazione farcita di belle parole sui loro preparativi per combattere i bracconieri e i loro clienti.

Il fatto che Firoz Sama ci abbia parlato, la dice lunga. Anche se è un contrabbandiere, si sente sufficientemente al sicuro nella sua base operativa nel Golfo, da poter ammettere cio’ che effettivamente fa. Vede poche possibilità, o nessuna, di essere arrestato. E ha chiarito apertamente che se dipenderà da lui, il commercio orribile continuerà.  Le prove  venute a galla sono dimostrate dal suo partner africano che ha già rifornito la sua struttura con un nuovo gruppo di piccoli scimpanzé ; la comparsa di foto allettanti dei piccoli su Instagram – pur non provando successi del passato – provano che un altra spedizione aerea verso il Golfo è imminente. E’ un modo speciale per dirci di non sprecare il nostro tempo cercando di fermarlo.

Sovrastando il chiasso di governi e ONG che proclamano la loro  “opposizione ferma” contro il traffico di animali , un pugno di criminali ci ride

I am not a pet!

I am not a pet!

in faccia.

#wildlife#illegal pet traffic#Emirates#Gulfstates#illegal hunters


Studio del genoma di ghepardo grazie a Chewbaaka

Gli scienziati del Cheetah Conservation Fund contribuiscono allo studio del genoma. Chewbaaka l’ambasciatore ghepardo ha fornito il suo genoma per la sequenzazione.

WASHINGTON, D.C. (10.12. 2015) – Il Cheetah Conservation Fund (CCF),organizzazione leader per la ricerca l’educazione e la conservazione dei ghepardi a lungo termine, in collaborazione con gli scienziati dell’Università Statale di San Pietroburgo,e la BGI-Shenzhen in Cina, sta formulando un’analisi dettagliata della sequenza del genoma di riferimento del ghepardo africano (Acinonyx jubatus). Pubblicata il 9 dicembre 2015 su Genome Biology, tale ricerca rappresenta uno dei progressi piu’ significativi sulla scienza dei ghepardi dei nostri tempi, come ha affermato la Fondatrice e Direttrice del CCF, la Dr. Laurie Marker, membro del gruppo di ricerca formato da 35 autori. Chewbaaka, l’ambasciatore piu’ conosciuto del CCF, un ghepardo maschio namibiano (ora defunto) ha fornito il genoma su cui si fonda lo studio.

“Sequenzare il genoma del ghepardo significa per noi far luce sulla comprensione del passato evolutivo della specie, e ci aiuta negli sforzi volti al supporto e all’incremento delle popolazioni di ghepardi nei loro habitat attuali e precedenti,” ha affermato la dr. Marker.” Capire la storia della migrazione dei ghepardi, le diminuzioni forzate (bottleneck) delle sue popolazioni, e la scarsa diversità genetica significa poter collaborare tra scienziati e conservazionisti per sviluppare strategie informate per tutelare la specie”.

Il Dr. Stephen O’Brien,la Dr. Laurie Marker and la Dr. Anne Schmidt-Kuntzel prelevano campioni biologici da Chewbaaka.

L’équipe ha sequenzato sette ghepardi, in primis Chewbaaka, e sei ghepardi della Namibia e della Tanzania. I loro risultati hanno evidenziato informazioni preziose sul ghepardo, dalla migrazione della specie dal Nordamerica fino all’habitat attuale africano, e a tutta una serie di “diminuzioni a collo di bottiglia” delle popolazioni che hanno talmente ridotto le stesse, da far si che si riproducessere tra consanguinei. Queste riproduzioni tra consanguinei (“inbreeding”), alcune delle quali si sono verificate fino a 100.000 anni fa,hanno provocato dei danni fisiologici e riproduttivi che la specie evidenzia ancor oggi. Diretti dal ricercatore dottorando Pavel Dobrynin dell’Università di San Pietroburgo e da Theodosius Dobzhansky, del Center for Genome Bioinformatics diretto dal Dr. Stephen O’Brien,Presidente Emerito del Consiglio di Amministrazione del CCF ,con il gruppo collabora anche la genetista della conservazione del CCF, la Dr. Anne Schmidt-Küntzel.

Chewbaaka era un orfano maschio arrivato cucciolo al CCF nel 1995, ad appena 10 giorni di età. Non era adatto ad essere rilasciato in natura data la giovane età, motivo per cui rimase permanentemente nella Riserva del CCF in NAmibia. Durante i suoi 16 anni di vita – la durata media dei ghepardi in natura – Chewbaaka ha contribuito ad educare migliaia di persone che hanno fatto visita al CCF e milioni di persone che lo hanno visto nelle sue numerose apparizioni in serie televisive e documentari. La sua immagine si trova nel Quartiere Generale del National Geographic di Washington, Distretto della Columbia, e il suo ruolo nello studio sul genoma ne conferma lo status di ghepardo iconico piu’ famoso mai vissuto.

La popolazione mondiale di ghepardi selvatici è crollata drammaticamente del 90% negli ultimi 100 anni, dovuta soprattutto al conflitto umani/animali selvatici e alla perdita di habitat. I problemi genetici quali la scarsa diversità genetica mettono a rischio la capacità di sopravvivenza della specie, e tale tendenza persisterà, in quanto i due terzi delle popolazioni esistenti sono talmente numericamente ridotte da causare la riproduzione tra consanguinei. Poichè meno di 10.000 sono gli esemplari rimasti in 22 paesi africani, e meno di 100 sono i ghepardi della sub-specie asiatica che si trovano solo in Iran, la popolazioe mondiale di ghepardi rischia fortemente l’estinzione.
“Anche se l’intervento dell’Uomo ha causato tanti problemi alla specie, gli umani hanno la capacità di cambiare il futuro del ghepardo. Quando 35 persone di talento con grande dedizione si uniscono per lavorare alle soluzioni possibili, c’è speranza di sopravvivenza per il ghepardo ,” afferma la Dr. Marker.

dr. Laurie Marker

dr. Laurie Marker e Chewbaaka

(Trad.B.v.Hoenning)

 


Un incendio al CCF – A Big Fire At CCF

SABATO 19 OTTOBRE 2013

PHOENIX – LA FENICE di Patricia Tricorache, CCF 

La mattina mi sveglio sempre con un grugnito, e nessun programma per la giornata…o piuttosto, il mio solo programma è quello di fare al meglio cio’ che faccio, e per essere al top, devo prima bere il mio caffé facendo le parole incrociate del New York Times per rimettere in funzione il mio cervello.

Mercoledi’ non era iniziato diversamente. Mi sono svegliata, mi sono diretta nella cucina di Laurie e Bruce, da ospite permanente degli ultimi due mesi, visto che continuo a rimandare la mia partenza dal CCF. Il caffè era particolarmente buono, mentre le parole incrociate particolarmente seccanti. Ho deciso che a quel punto potevo dare il meglio di me lasciandole perdere e dedicandomi ai miei compiti.

Per la prima volta da molte settimane, intorno a me tutto era silenzioso, e sono stata in grado di sedermi concentrandomi sul progetto che ho cercato di portare a termine da molto tempo. Mi sembrava di veleggiare con una morbida brezza su un oceano pieno di parole meravigliose e idee favolose.

Improvvisamente, il leggero venticello della mia immaginazione divento’ una violenta folata di vento, e poi di tuono. Bang! Un’esplosione in casa. I lampi illuminavano il cielo pomeridiano ancora luminoso. Qualcosa provocò l’interruzione delle linee telefoniche. Ho preso il mio cellulare e ho chiamato Brian, il nostro Capo Operativo. “ Sss…crac…rrr…E’ INCENDIATO!” Non sentii le prime parole, ma le ultime arrivarono forti e chiare, e mai avrei pensato che le avrei sentite nella mia vita. Il problema dei telefoni passo’ in secondo piano. Riattaccai con un debole “OK”, e mi precipitai nel recinto dove vivono i nostri ghepardi ambasciatori, di fronte al Memorial Garden di Chewbaaka.

Vidi alcuni colleghi entrare all’interno dei recinti alla mia sinistra – camminando piu’ velocemente del solito. Stavano recuperando i ghepardi? Si’, scoprii che li stavano evacuando dal Centro, che è il nucleo della nostra attività. Poi, una raffica di vento porto’ con sé un acre odore fino alle mie narici. Fumo. Quello brutto. Guardai verso l’alto e un incubo si presento’ ai miei occhi: alte fiamme, gialle, blu, arancioni crepitavano lungo la cima del nostro Centro Visitatori. Il meraviglioso tetto in paglia che costituisce il punto di riferimento per i visitatori che entrano al Centro stava bruciando. Qualcuno portava un cucciolo di Pastore dell’Anatolia che avevamo recentemente castrato fuori dalla Clinica. Capii che stavano mettendo in salvo gli animali.

Incendio al CCF 1

Le fiamme iniziano a lambire il tetto (Foto di Zoltan Szabo)

Le fiamme divampavano lentamente, o perlomeno cosi’ pensavo. Era quasi una visione romantica, vederle accarezzare il tetto mentre lo stavano lentamente divorando. Per uno strano caso, mi venne in mente una scena del film Alien, un mostro innamorato, ma pur sempre un mostro. Il mio proposito del mattino mi venne in mente mentre guardavo un collega, Chavoux, che a piedi nudi si arrampicava sul tetto, estintore alla mano, deciso a combattere il Mostro. Non fui l’unica ad apostrofarlo con parole poco gentili, nella speranza che scendesse da li’. Poi mi girai verso le persone che correvano avanti e indietro cercando di salvare il salvabile. Avrei fatto il possibile per aiutare. (continua)


Amare i ghepardi ….da morire!

Dr. Laurie Marker

Founder and Executive director, Cheetah Conservation Fund

Guarda gli aggiornamenti della  DR. LAURIE MARKER

  Il problema delle ‘Cheetah House’
Posted: 05/10/2013 7:51 pm su Huff Post
Devo ammettere che appena ho visto la clip su ABC News dei bambini di  Hein and Kim Schoemans che giocavano con dei cuccioli di ghepardo ( cheetah cubs ) nella loro casa, mi sono preoccupata. Mi preoccupo tutte le volte che sento parlare di persone come la famiglia  Schoemans,  e purtroppo ce ne sono molte. Tuttavia, quando ho sentito anche i dettagli  circa il modo in cui sono venuti in possesso dei cuccioli, e dei loro piani per apparire in un documentario con i loro  ghepardi, alla preoccupazione sono subentrati  rabbia e sconcerto.

Naturalmente è  ovvio che se qualcuno decide di tenere un animale selvaggio in casa – e i ghepardi sono animali selvaggi con istinti selvaggi  –  anche se sono splendidi e teneri da cuccioli, sono potenzialmente letali da adulti.  Anche se è vero che i ghepardi sono stati tenuti come animali domestici per millenni, da faraoni, nobili e principi, normalmente i bambini non vengono facilmente a contatto con essi. Avendo nutrito personalmente i ghepardi da cuccioli, non raccomando a nessuno di tenerli come animali da compagnia in presenza di bambini, per quanto i genitori possano essere attenti e accurati nei loro riguardi.

Ma il problema va al di là di tutto cio’. Cio’ che hanno fatto gli Schoemans, separando quei cuccioli dalla madre, e scegliendo di mostrarli in uno show televisivo, va semplicemente a minare tutti gli sforzi mondiali di conservazione nei riguardi dei felini piu’ a rischio di estinzione dell’Africa. Gli Schoemans hanno deciso che la madre dei 4 cuccioli non era in grado di badare a tutti quanti i cuccioli. Anche se personalmente non conosco le circostanze precise riguardanti quel particolare ghepardo, sta di fatto che i ghepardi, in natura, si prendono cura di quattro, sei, e a volte persino otto cuccioli allo stesso tempo.

Inoltre, togliere i cuccioli alla madre in tenera età, ha ripercussioni terribili per gli animali quando saranno cresciuti. Il reportage della ABC riportava che la famiglia Schoemans avrebbe allenato i ghepardi alla caccia e poi li avrebbe rilasciati in natura. Ho fatto ricerca sulla liberazione di ghepardi in cattività dal 1974, quando per la prima volta portai un piccolo ghepardo di nome Khayam in Namibia dall’Oregon, per stabilire se era possibile insegnargli a cacciare. La mia esperienza e le mie ricerche in questa campo hanno dimostrato che i cuccioli che vengono separati in tenera età dalla madre, non hanno l’opportunità di acquisire le abilità in grado di farli sopravvivvere, che non si limitano alla sola caccia, e quindi rimettere in libertà un ghepardo in cattività non è cosa facile. L’affermazione degli Schoemans che i cuccioli verranno rilasciati in natura mi preoccupa, per non dire di peggio.

Il fatto piu’ importante, tuttavia, è l’immagine che viene diffusa della famiglia felice con cuccioli di ghepardi domestici, che dà facile pubblicità alla peggiore minaccia che affronta il ghepardo attualmente – il commercio illegale di ghepardi. La verità è che una delle minacce piu’ serie per le popolazioni di ghepardi è costituita dal fatto che troppe persone li desiderano come animali domestici.  I ghepardi, è risaputo, si riproducono difficilmente in cattività, e quando non sono disponibili  esemplari sufficienti per soddisfare  la domanda, soprattutto in Medio Oriente,  i bracconieri  si  procurano cuccioli selvatici in natura.

Il Cheetah Conservation Fund si occupa di scoprire  il traffico clandestino di cuccioli di ghepardo fin dal 2005. L’anno scorso abbiamo ricevuto i rapporti su 117 cuccioli selvatici commercializzati; solo 13 sono sopravvissuti, e gli avvenimenti di questo tipo sono in aumento. I contrabbandieri che sottraggono alla natura questi cuccioli non hanno la piu’ pallida idea di come vanno accuditi. I cuccioli vengono trasportati in gabbie minuscole, senza cibo, nè acqua. Date le pessime condizioni di trasporto,sui sei cuccioli, cinque non sopravvivono prima ancora di raggiungere il punto di vendita.

Anche dopo essere stati acquistati dai proprietari, i ghepardi non sono facili da accudire. I ghepardi sono felini unici nel loro genere, e richiedono cure veterinarie altamente specializzate. In qualità di curatore del Registro Internazionale dei Ghepardi  (International Cheetah Studbook), che censisce i ghepardi in cattività, ricevo spesso informazioni su ghepardi cresciuti con alimenti inadeguati, tenuti in strutture improprie, e utilizzati erroneamente come ” compagni di caccia”. Le immagini che ho occasione di vedere, di animali incapaci di camminare perchè denutriti, o di altri, feriti o inutilmente sofferenti, mi spezzano il cuore. Infatti, alla fine di maggio mi rechero’ in visità negli Emirati Arabi Uniti per una serie di conferenze, e mi mettero’ in contatto con le organizzazioni di laggiu’ per riuscire, io spero, ad educare la gente su questo problema e insegnando ai proprietari di ghepardi ad occuparsene in maniera corretta.

Io sono certa che gli Schoemans amano i ghepardi, e amano i propri figli, e stanno cercando di fare del loro meglio per i ghepardi che hanno in casa. Ma esiste un quadro piu’ grande, una responsabilità maggiore che essi trascurano. I ghepardi non sono animali da compagnia, e men che meno per i bambini. I ghepardi sono animali selvatici, e il nostro desiderio di farne degli animali da compagnia, li sta uccidendo. Sulla Terra ci sono solo 10.000 ghepardi selvaggi, e noi li amiamo tanto da farli morire. La corsa al salvataggio dei ghepardi è iniziata, e  documentari come questi ci fanno del male. Forse gli Schoemans non ci crederanno, ma la loro scelta di pubblicizzare i loro ghepardi domestci, non fa altro che aumentare la domanda di ghepardi da compagnia, e molti altri ghepardi cuccioli dovranno morire.

Le mamme ghepardo che crescono i loro cuccioli hanno vita difficile in natura – già il conflitto tra esseri umani e la fauna selvatica ha decimato la popolazione dei ghepardi del 90% negli ultimi 100 anni.

Gli Schoemans e la loro “Cheetah House” hanno reso il loro compito ancor piu’ duro.

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