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2013 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 4,600 times in 2013. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.


La Falcata del Ghepardo di Laurie Marker PhD,

Nel 2013, solo diecimila ghepardi circa restano allo stato brado, e il ghepardo deve affrontare la sua corsa contro l’estinzione. Gli studi piu’ recenti sottolineano che tra vent’anni, il ghepardo come specie potrebbe essere scomparso dalla faccia della Terra.

Pur dinnanzi a tale prospettiva oscura, il Cheetah Conservation Fund nutre ancora il proprio sogno: un mondo in cui i ghepardi vivono e prosperano in coesistenza con umani e ambiente. I ghepardi rappresentano una sfida notevole in termini di conservazione, poiché non prosperano in terreni coltivati; essi hanno bisogno di ampi areali, dove possono cacciare senza dover competere con leoni e iene, per ottenere le loro prede. Il novanta percento dei ghepardi allo stato brado non vivono in aree protette, bensi’ parallelamente alle popolazioni umane.

Per questo motivo, la missione del CCF di salvare i ghepardi in natura include misure relative al conflitto tra umani e animali selvatici, l’eliminazione della povertà, il ripristino dell’habitat, e la conservazione di ampi territori. Salvare i ghepardi significa in realtà salvare il mondo, e cambiare la faccia dell’Africa.

L’anno scorso ci siamo concentrati molto sul nostro progetto Bushblok . La Namibia subisce l’invasione del bush, una forma di desertificazione che risulta dalla crescita abnorme di una acacia indigena invasiva. Il ghepardo caccia compiendo balzi e scatti in velocità, e la presenza di cespugli invasivi impedisce la caccia e causa ferite, soprattutto agli occhi.

L’invasione del bush danneggia anche l’economia della Namibia. Questa specie invasiva ricopre ormai 120 milioni di acri in Namibia, riducendo cosi’ i terreni da pascolo per il bestiame e gli animali selvatici. Le perdite economiche nel settore agricolo ammontano a 180 milioni di dollari USA all’anno. Il CCF produce il Bushblok, un tronchetto combustibile, raccogliendo in modo selettivo le acacie invasive. Attualmente il progetto dà lavoro a piu’ di 30 lavoratori namibiani, e cosi’ sono state ripulite migliaia di acri di terre, ripristinandole per un uso produttivo.

Il Bushblok è solo un componente di un sistema integrato di programmi che il CCF ha sviluppato, e che insieme forniscono efficaci misure conservative a favore dei ghepardi nell’ambito di territori ampi, pur permetttendo alle popolazioni umane delle stesse zone di prosperare anch’esse.

Il CCF gestisce un’azienda agricola modello ed attività ad essa connesse su un territorio di 100.000 acri di terre adibite a bestiame e animali selvatici. Il Future Farmers of Africa (FFA) del CCF utilizza tali risorse per formare alla conservazione integrata gli allevatori/agricoltori, con tecniche di gestione del bestiame e della fauna selvatica. Il FFA forma lavoratori specializzati ed educa farmer agricoli ed emarginati a forme di reddito supplementari, dando loro la possibilità di praticare un’agricoltura sostenibile che riduce il conflitto tra uomo e fauna selvatica, fornendo al contempo opportunità economiche.

Il programma FFA si accompagna al programma dei Cani da Pastore del CCF, che affida pastori di kangal e dell’Anatolia a quegli agricoltori che saranno in grado di controllare il proprio bestiame con pratiche non letali nei riguardi dei predatori. Gli agricoltori che posseggono un cane pastore del CCF vedono ridursi il tasso di tutti i predatori dell’80% e piu’.

Il CCF partecipa altresi’ ad un altro progetto, il Greater Waterberg Complex (GWC), sperando che diventi un modello attivo di conservazione di ampi territori . Il GWC comprende un territorio di piu’ di quattro milioni di acri, comprendendo anche i territori comunali dell’est, chiamati Terra degli Herero. Il CCF sta collaborando con gli agricoltori del GWC (Complesso del Grande Waterberg) per fornire assistenza al ripristino dell’habitat, alla reintroduzione di fauna e flora selvatica, fornendo formazione per la gestione integrata di bestiame e fauna selvatica. Quando saranno pienamente operative, queste comunità avranno la responsabilità di gestire e sviluppare il proprio allevamento e le proprie risorse in fauna selvatica, ripristinando i propri territori ad un uso produttivo e promuovendo il turismo.

L’elemento piu’ incoraggiante di tutte queste attività legate al ghepardo, è che stanno funzionando, perlomeno in Namibia.

La popolazione di ghepardi in Namibia, dove il CCF opera, è aumentata sensibilmente negli ultimi 10 anni, e sarebbe perfino potuta raddoppiare. L’atteggiamento nei riguardi dei ghepardi è cambiato tra gli agricoltori namibiani, e chi gestisce il bestiame, che una volta vedeva il ghepardo come una piaga da eliminare, ora si rende conto che questa specie selvatica è un’icona, un tesoro della natura. Le Conservancies e i loro sforzi hanno creato i presupposti per la crescita economica e la prosperità fino a zone del paese che avevano avuto difficoltà ad impegnarsi nello sviluppo economico sostenibile.

Sfortunatamente, le prospettive in altri 23 paesi, dove si trovano i ghepardi, sono meno brillanti. Il CCF sta attivandosi continuamente per trovare il modo di ampliare i suoi programmi attuali, esportando le soluzioni ad aree dove si possono incontrare ghepardi in natura. La partecipazione del CCF ad azioni quali la Clinton Global Initiative, l’ impegno assunto affinchè si esporti e si espanda il progetto Bushblok costituisce un esempio di sforzi di diffusione delle soluzioni sperimentate dal CCF.

Nel contempo, il CCF e il suo staff lavorano incessantemente, giorno dopo giorno, per garantire la sopravvivenza del ghepardo. Abbiamo completato nuove ed importanti ricerche, quali il recente studio di parassitologia dei ghepardi. Ogni giorno, si raggiunge una nuova meta: nasce una nuova cucciolata di cani; il nostro nuovo caseificio produce un nuovo tipo di formaggio caprino; un ghepardo viene salvato dalla trappola di un agricoltore. Ogni giorno si presentano nuove sfide – un ghepado muore; un’attrezzatura si guasta; mancano materiali.

Il CCF continua nel suo lavoro, giorno dopo giorno, perchè non riusciamo ad immaginare un mondo senza ghepardi. Non ci fermeremo fino a qu

Richard Wiese at CCF last year, with dr. Laurie MArker

Richard Wiese at CCF last year, with dr. Laurie MArker

Non ci fermeremo fino a quando il ghepardo non avrà vinto la sua corsa contro l’estinzione.

Speriamo che vi unirete a noi in questo impegno: facendo una donazione,visitando il Centro o diventando volontari. – Donate, Visitateci o diventate Volontari.

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The State of the cheetah: December 4, 2013

 

Dr. Laurie Marker

Founder and executive director, Cheetah Conservation Fund

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The State of the Cheetah: December 4, 2013

Posted: 12/04/2013 9:52 am
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If you know nothing else about the cheetah, you should know this: We have lost more than 90 percent of the world’s population of wild cheetahs in the last 100 years. Most people I share that fact with are startled to learn it. Many people don’t even know that the cheetah, the world’s icon of speed, is actually racing against extinction. And it’s a race that the cheetah will lose without our help. The biggest threat to the cheetah is no surprise. It’s us. Humans.

Our Okakarara Ambassador Cheetahs came to us when they were just three weeks old, after their mother was killed by a local farmer. They will never go back into the wild, like many of the other orphan cheetahs that we care for here in Namibia. We are currently caring for 49 cheetahs, but every cheetah that can go back into the wild does!

Most cheetahs in the wild do not live in protected game reserves. They live outside reserves, alongside human communities. This is why our community work in developing strategies for human wildlife conflict resolution is so important.

These communities are comprised of livestock farmers, who raise cattle, goats and sheep. Many are poor, and can’t afford to lose even a single animal if they want to sustain themselves and their families. When farmers believe that cheetahs are killing their livestock, they see killing cheetahs as the only solution.

For nearly 25 years, we at CCF have been working at our headquarters in Namibia to provide alternative solutions to protect livestock, and in so doing, protect cheetahs. One of our very successful programs is our Livestock Guarding Dogs. We breed Anatolian shepherds and Kangal dogs, a Turkish breed that has been used for thousands of years to protect livestock from wolves and bears. Since 1994, we have bred and placed more than 450 of these dogs with Namibian farmers. The puppies grow up with livestock and are very protective. Their ferocious bark is intimidating and keeps predators like cheetahs away from flocks. The dogs are incredibly effective. Farmers using a CCF dog see their livestock loss drop by 80 to 100 percent. We have a two-year waiting list of farmers to get one of our dogs to guard their herds.

This year was a banner year for CCF as we placed five litters of puppies with farmers to protect livestock and cheetahs! After the puppies are placed with farmers we check on them regularly assuring their health and well-being, and that the dogs have settled into their new job — protecting herds and securing a future for the cheetah.

Just this past month, we sent four puppies to Tanzania to start a new Livestock Guarding Dog program there with one of our partner organizations, making Tanzania the fourth country in Africa where we’ve expanded the use of our Livestock Guarding Dogs as a solution to help farmers live with cheetahs and other predators.

In October, we welcomed a delegation from the European Union’s Intergroup for Animal Welfare and Conservation (IAWC), who were interested in learning more about our dogs, and about all the other things that we’re doing to support rural Namibian farmers, like our livelihood development programs that teach farmers to manage their herds better through animal husbandry and veld management.

We also help farmers realize alternative income streams, like using goat’s milk to make cheese.

Our research shows that our approach to conservation really does change attitudes. One of our recently published studies shows that where farmers are educated as to the economic value of predators, they are more tolerant of them, and less likely to harm them. What we’ve learned after nearly 25 years living alongside farmers, and operating a model farm ourselves, is that helping people is the key to saving the cheetah.

The state of the cheetah in 2013 is still dire. The cheetah is still the most endangered big cat in Africa. But there is hope. Over the past two decades, we’ve done the research and put into practice real solutions that address the forces that threaten the cheetah’s survival. We’ve managed to stabilize Namibia’s cheetah population which is the largest population in the wild. But cheetahs elsewhere face a more uncertain future.

The state of the cheetah in 2013 is that we stand at the threshold.

We have accomplished so much in nearly 25 years since CCF started. We’re committed over the next 25 years to expanding our reach, exporting our solutions, and helping the cheetah win its race against extinction not just in Namibia, but everywhere.

It’s International Cheetah Day, a day to share our message far and wide, that the cheetah needs all our help.

I hope you’ll join me by sharing what you know with others, whether it’s at the dinner table or on social media. More importantly, I hope you commit yourself to working with us, not just today, but every day. The race is on to save the cheetah, and with your help, we can win it.

Happy International Cheetah Day!

 Follow Dr. Laurie Marker on Twitter: www.twitter.com/chewbaaka
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