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Parlare di conservazione nelle piccole città – dal CCF USA

La conservazione globale arriva anche in una piccola città.

Uno dei ruoli essenziali del CCF è quello di sensibilizzare comunità vicine e lontane sulla necessità di conservare i ghepardi e la fauna selvatica.

Il nostro partenariato con lo Zoo di Columbus ci ha permesso di raggiungere membri della comunità di ogni età e percorso di vita non solo in Ohio, ma in tutto il Paese.

Venerdì ci siamo recati nella piccola comunità di Bainbridge, Ohio, e abbiamo celebrato, nel Teatro di Paxton, una delle leggende della comunità locale, l’addestratore Clyde Beatty. Brian Badger, Direttore della Conservazione e Diffusione, ha fatto una approfondita presentazione dei metodi e delle conoscenze nell’ambito della conservazione di fauna e flora selvatica che hanno portato ad un grosso cambiamento nel nostro mondo odierno, oltre a tutelare la conservazione del ghepardo in natura.

Molto prima del laboratorio genetico, del programma dei Cani Pastori, dell’iniziativa di rigenerazione dell’habitat con Bushblok, di Internet e della TV, le famiglie si riunivano sotto il tendone di un circo per conoscere gli animali del mondo.

Oggi ci concentriamo sulla scienza, e meno sugli spettacoli, e provochiamo ammirazione e stima con i nostri ghepardi ambasciatori e i metodi di conservazione sperimentati.

Forse nel pubblico ci sarà un futuro conservazionista che crescendo arriverà un giorno ad aiutarci a tutelare l’habitat del ghepardo, a bloccare il bracconaggio e il commercio illegale di animali esotici, assicurando alle future generazioni la sopravvivenza del felino più veloce della Terra.

La presentazione, intitolata “Passato, Presente ed Equilibrio della Natura”, ha illustrato come alcune lezioni del passato, positive o negative, ci abbiano insegnato a farne uso per cooperare ad un obiettivo comune non solo per salvare una specie come il ghepardo ma per salvare la Vita sulla Terra.

Gli errori spesso si possono correggere, mentre l’estinzione è per sempre, e noi, insieme, siamo gli scudi che vigilano sulla nostra fragile fauna e flora,e non ci possiamo permettere di lasciar correre e girare le spalle!

La fondatrice del CCF, LAURIE MARKER, ha lavorato instancabilmente per decenni e ha fatto tanto ottenendo risultati che hanno ispirato molti altri, ma il lavoro continua. Abbiamo bisogno che la prossima generazione sappia e sia pronta a prendere il testimone del lavoro e dei successi ottenuti.

Visitate il nostro sito per maggiori informazioni e per scoprire ciò che facciamo, e…potrete fare la vostra parte!

http://www.cheetah.org

#CCF #conservation #savethecheetah #ColumbusZoo #DrLaurieMarker #BrianBadger #BadgerTalks


Ecco il primo Ambasciatore del CCF in Gran Bretagna, MO ALI, del Somaliland

twitter.com/ccfcheetahuk/status/1131092497701244929


Amifélins si unisce alla famiglia del CCF!

Nasce dunque il Cheetah Conservation Fund France!


I ghepardi nell’Antico Egitto

Di Ian Harvey (Traduzione di Betty von Hoenning)

L’ammirazione che gli antichi Egizi nutrivano per i felini era ben consolidata. Non solo essi erano profondamente utili intorno alla casa per controllare infestazioni, mantenendo sotto controllo incursioni di serpenti e di altri animali nocivi, bensì erano stati lungamente associati a diverse divinità egiziane nel corso dei secoli.

Mentre i felini non erano considerati divinità, essi fungevano da rappresentazione delle divinità, cosicché ferirli o ucciderli significava ferire un dio. Di conseguenza, anche ferirli  accidentalmente era considerato un reato grave.

A hieroglyph from Deir el-Bahari depicting leashed cheetahs (“panthers”).

Un geroglifico di  Deir el-Bahari  che illustra ghepardi al guinzaglio (“pantere”).

Secondo il  Cat Museum di San Francisco, la divinità più celebre era probabilmente il Bastet Egiziano,o Bast, fortemente associato ai gatti domestici, ma c’è anche la divina  Sekhmet, dea dalla testa di leone rappresentata dal calore intenso del sole di mezzogiorno, che era una dea della guerra così come dea salvifica.

Prima delle due divinità tuttavia, spiccava Mafdet, che era forse la principale dea dei felini. Mafdet era la dea della giustizia, e pare anche proteggesse contro scorpioni e serpenti. Nella tomba di Abydos è stato rinvenuto un grande vaso che rappresenta Mafdet come una grande gatto, molto probabilmente un ghepardo. 

Mafdet’s head on the bed where the mummy is placed.

La testa di Mafdet sul letto in cui giace la mummia.

Circondati da tali divinità feline, non sorprende che gli antichi Egizi fossero ossessionati dai felini, e che molti tra loro li tenessero come animali da compagnia, anche quando erano di dimensioni notevoli. I Faraoni egiziani ed altre personalità del tempo usavano possedere grandi felini, come i leoni e i ghepardi del Sudan,  che tenevano come animali domestici.

È probabile che i ghepardi sarebbero stati più adatti alla vita all’interno delle mura domestiche rispetto ai leoni, visto che un ghepardo adulto era ai tempi simile ad un cane di medie dimensioni attuali. 

A female cheetah chasing down her prey, a baby Impala, Mara Masai Game Reserve, Kenya, Africa.

Un ghepardo femmina che caccia una preda, un cucciolo di impala, Mara Masai Game Reserve, Kenya, Africa.


I ghepardi sono per loro stessa natura animali docili, e non temevano gli umani più di tanto, il che ne rendeva più facile la cattura, ed effettivamente esisteva un vero e proprio commercio fatto di catture, dome, e addestramenti dei felini.

Cheetahs Alive afferma che non solo i ghepardi venivano tenuti come animali da compagnia, ma venivano perfino sepolti accanto al proprietario quando questi moriva,in quanto si credeva che la velocità del felino avrebbe portato i loro padroni velocemente nell’Aldila’.
Secondo il  Cat Museum di San Francisco, la divinità più celebre era probabilmente il Bastet Egiziano,o Bast, fortemente associato ai gatti domestici, ma c’è anche la divina  Sekhmet, dea dalla testa di leone rappresentata dal calore intenso del sole di mezzogiorno, che era una dea della guerra così come dea salvifica.
Prima delle due divinità tuttavia, spiccava Mafdet, che era forse la principale dea dei felini. Mafdet era la dea della giustizia, e pare anche proteggesse contro scorpioni e serpenti. Nella tomba di Abydos è stato rinvenuto un grande vaso che rappresenta Mafdet come una grande gatto, molto probabilmente un ghepardo. 

I ghepardi hanno una natura docile e non temono particolarmente gli umani, il che li rendevano più facili da catturare, ed effettivamente esisteva un commercio fatto di catture, dome ed addestramenti dei felini. Cheetahs Alive afferma che talvolta venivano tenuti come animali da compagnia e alla morte del proprietario venivano sepolti insieme per tenere loro compagnia, e perché si riteneva che grazie alla velocità del felino, l’anima del proprietario sarebbe arrivata velocemente nell’Aldila’.

Un carro egiziano accompagnato da un ghepardo e da uno schiavo.
Gli Egiziani domavano e addestravano i ghepardi alla caccia, e li tenevano anche come animali esotici. Notare: dico domavano e non addomesticavano, che potrebbe suggerire la riproduzione e la selezione intenzionale in cattività , che era evidentemente assente per una serie di motivi.  Uno di questi era il commercio e la doma di felini adulti, l’altro era dovuto al fatto che i ghepardi non si riproducono facilmente in cattività.
Secondo  Glyptodon, era meglio catturare un adulto selvatico piuttosto che i cuccioli, dato che gli adulti possedevano già l’abilità alla caccia appresa in natura. Il che significava che richiedevano un addestramento minore per cacciare efficacemente con l’uomo.
Ghepardo
Come per i falchi, i felini venivano tenuti bendati sul terreno, fino a che la preda fosse stata liberata, così In seguito  i ghepardi venivano liberati per sfinirla nella corsa.


Il CCF su GEO oggi!

Cari Amici,

Se volete rivedere l’intervista di oggi 16 maggio a GEO cliccate sul link sottostante e posizionatevi a circa -55minuti dalla fine.

https://www.raiplay.it/video/2019/05/Geo-d470f290-9d4c-4ab2-862b-608a76687928.html


Il traffico di ghepardi: un’epidemia vera e propria

Dal Corno d’Africa

The Cheetah Conservation Fund estimates that about 300 cubs are stolen from the region each year, with illegal pet markets in the Middle East the likely destination 

The thirst for pet cheetahs in the Arabian Gulf has helped drive poaching in the Horn of Africa to what conservationists have called “epidemic” levels. 

The Cheetah Conservation Fund, which is based in east Africa, has recovered 10 cats from the hands of poachers in the last six weeks, which is much higher than in previous months. 

The cheetahs were taken to a purpose built temporary shelter in Hargeisa, Somaliland, where they are being cared for alongside 13 others. It is suspected that the cheetahs were stolen from Ethiopia, northern Kenya and Somalia.

“The 10 young cheetah cubs we recovered were being held in horrific conditions,” said Dr Laurie Marker, CCF’s founder and executive director.

“Four were found in Hargeisa in a cardboard box. Two others were discovered in Erigavo, a remote region of Somaliland, tied together and secured to the ground with ropes around their necks.

“Our facilities are bursting at the seams and now we are bracing ourselves for what may come next.”

Three other cubs were found in a yellow plastic bin, with no food or water, and very little oxygen after a tip-off and another was intercepted in Aynabo, Somaliland. It was found “tethered to the bed of a pickup lorry, full of fleas and very scared,” said Dr Marker.

She estimates that about 300 cubs are stolen from the region each year, with illegal pet markets in the Middle East the likely destination. 

Dr Marker said that the growing cheetah poaching crisis in the Horn of Africa is becoming “an epidemic”. 

Cheetahs are fragile animals and unsuitable as pets so they tend to only survive for a few months when held in illegal private collections. Because of their short lifespan, the demand for new cheetahs is constant. 

The CCF has been tracking incidents of cheetah smuggling since 2005, assisting authorities with confiscations whenever possible. Hundreds of incidents have been recorded, involving more than 1,500 cheetahs or cheetah parts. 

Less than 20 per cent are known to have survived after they were found and more than 30 per cent have been confirmed dead. 

Once found, the cubs are taken to CCF’s cheetah facility where they are given food, medication and care by a team of volunteer vets and dedicated animal caregivers. 

The Cheetah Conservation Fund say they are struggling to keep up with the rehabilitation for the animals as they are intercepting so many. Courtesy: Cheetah Conservation Fund
The Cheetah Conservation Fund say they are struggling to keep up with the rehabilitation for the animals as they are intercepting so many. Courtesy: Cheetah Conservation Fund

But the sanctuary is struggling to keep up with demand and is in need of support to continue helping to protect the species. Its monthly running costs have spiralled to about US$10,000 (Dh36,700).

Most of the trade in live cheetahs occurs between east Africa and the Arabian Peninsula, where cheetahs are popular pets across the Gulf States and are regularly spotted for sale via social media in the UAE.

The Ministry of Climate Change and Environment said the UAE is strongly committed to tightening controls on the movement and trade of endangered species through its airports, roads and seaports. 

In addition to setting a solid legislative foundation, the ministry said the UAE has taken concrete steps to curb the illicit trafficking of wildlife species.

The CCF has been operating a cheetah safe house since 2017 to assist the Somaliland’s Ministry of Environment and Rural Development and its wildlife officers as they intercept stolen cubs. They are smuggled through Somaliland to ports and then into Yemen and elsewhere.

In September, two cheetah smugglers were prosecuted in Somaliland – it was the first wildlife-related criminal conviction in the country.

“We estimate that the number of cubs poached from the Horn of Africa each year is around 300,” said Dr Marker.

“We need help to end this crisis before it is too late. At this rate, wild cheetahs will soon become extinct in these locations.”

Cheetahs are categorised as vulnerable under the International Union for Conservation of Nature – one step below “endangered”. Fewer than 7,000 are thought to exist in the wild.

Updated: May 10, 2019 11:56 AM


Ecco la nostra donazione ai cuccioli del Somaliland!

Per conoscenza dei nostri Amici, Soci e Sostenitori!

Donate al CCF, è per una buona causa.

L’estinzione è per sempre.