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Una bella intervista di due giorni fa con LAURIE MARKER! (In inglese)

Appena rientrata da Somaliland, Laurie si è già rimessa al lavoro. Oggi vi trasmettiamo una intervista telefonica del 6 settembre, in diretta da Otjiwarongo, Namibia.

Buon ascolto!

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Diamo più voce ai ghepardi di Patricia Tricorache

Diamo più voce ai ghepardi
Patricia Tricorache
CCF BLOG

Da quando il CCF è venuto a conoscenza dell’impressionante volume di ghepardi vivi contrabbandati dal Corno d’Africa, con il commercio illegale di animali domestici ben 13 anni fa, abbiamo cercato di saperne molto di più. Sapevamo che dovevamo provare che il problema esisteva, e abbiamo iniziato a raccogliere dati che sarebbero stati utili a dimostrare i fatti. I nostri dati sono stati cruciali per sollevare la questione nell’ambito degli organismi internazionali, così da introdurre il commercio illegale di ghepardi nell ‘agenda della 16. Conferenza delle Parti CITES nel 2013. Da allora, il CCF ha fatto immensi sforzi per creare partenariati. Il nostro obbiettivo: essere certi che il ghepardo abbia una voce….tanto meglio se più forte.

Il traffico illegale di parti di animali, siano esse di avorio di elefanti, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino o ossa di tigre, ha attratto l’attenzione del pubblico perché le immagini di animali morti colpiscono veramente il cuore. Tuttavia, poco si sa del’impatto sulla conservazione degli animali commercializzati, sia che si tratti di commercio di animali da compagnia, o destinati a zoo privati o da intrattenimento. Nel caso dei ghepardi, nel momento in cui un cucciolo di pochi mesi viene strappato alla natura, le probabilità che possa ritornare alla vita selvatica sono pari a zero. Anche se esercitati alla caccia, i cuccioli orfani non avranno le abilità che solo una madre può insegnare, come riconoscere i suoi nemici, cercare l’acqua o creare il proprio areale. Inoltre, poiché i cuccioli sottratti alla natura illegalmente sono giovanissimi, tra le 6 e le 10 settimane di età, devono essere allevati dall’uomo. Di conseguenza, si abituano all’uomo e se vengono liberati, possono avvicinare gli insediamenti umani, creando l’occasione di conflitti tra umani e animali selvatici.

Noi del CCF crediamo che oltre a curare i ghepardi che vengono sequestrati al traffico, dobbiamo porre fine a questo commercio, occupandoci di un aspetto cruciale: sensibilizzare globalmente sulle minacce che il commercio costituisce per la sopravvivenza del ghepardo, e non possiamo agire da soli. Per questo motivo, puntiamo ad agire attivamente a livello locale, nazionale ed Internazionale con le sedi istituzionali competenti, il che ci permette di scambiare informazioni e creare cooperazione. Dobbiamo concentrarci su tutti i settori che possono prendere misure contro il commercio di animali selvatici, includendo non solo i governi e le organizzazioni internazionali (IGO), bensì anche quelle non governative (ONG). Puntiamo anche al settore privato. Esploriamo alternative quali le banche che devono assumere un ruolo più attivo contro il traffico di animali selvatici tramite il monitoraggio di transazioni finanziarie sospette, e passiamo ore ed ore esaminando la Rete in cerca di mercati e social per individuare avvisi e pubblicità di vendite di ghepardi vivi.
La nostra ricerca cibernetica ci ha dato la possibilità di incontrare altri attori preoccupati e ci ha aperto le porte alla illustrazione del problema dei ghepardi.

Il 5 e 6 giugno ho avuto il privilegio di intervenire nel seminario Cyber-Enabled Wildlife Crime a ,Lione, in Francia, ospitato dall’INTERPOL e dal nostro partner di lunga data, l’ International Fund for Animal Welfare (IFAW). L’importanza di questo seminario non può essere abbastanza sottolineato, in quanto comprendeva partecipanti dei più svariati settori: società tecnologiche online, agenzie delle forze dell’Ordine, politici e decisori politici,ONG, oltre che accademici. Ho imparato così tanto su società di IT come eBay, Etsy, Facebook, Google, e Instagram; da IGO quali I partner ICCWC INTERPOL, CITES e UNODC (United States Office for Drugs and Crime), e anche dalle nostre partner ONG quali IFAW, WCS (Wildlife Conservation Society) e WWF/TRAFFIC.
Grazie a questo seminario, ogni settore ha avuto la possibilità di condividere informazioni su ciò che facciamo, come lo facciamo, e perché. Abbiamo potuto anche discutere delle nostre necessità, e le opportunità potenziali di collaborazioni trasversali tra diversi settori e le migliori prassi. Comprendere gli ostacoli che dobbiamo affrontare quando facciamo il nostro lavoro è cruciale. Gli ostacoli possono spaziare da problemi di privacy e dì sicurezza, fino a leggi nazionali inadeguate e il numero incredibile di specie animali e vegetali (più di 30.000!) elencati negli allegati CITES, di cui molti vengono commercializzati via Internet illegalmente, mentre altri possono essere venduti legalmente in circostanze particolari.

A conclusione dei due giorni di incontro, tutti noi ci siamo lasciati con una maggiore conoscenza e volontà di miglioramento delle comunicazioni e della collaborazione, avendo tutti individuato che questa esiste. Ci siamo anche accordati sul fatto che è necessario comunicare tra settori scambiando informazioni, perchè queste possono contribuire ad aumentare la sensibilizzazione trasversale traconsumatori e management. Infine, tutti hanno riconosciuto la necessità di un uso più efficace delle risorse già alquanto limitate. Il lavoro è appena iniziato.

Subito dopo il seminario INTERPOL, ho fatto una breve deviazione per incontrare i colleghi del Corno d’Africa, (HoA), partecipando ad una riunione all’Aja. Il Corno d’Africa è al centro delle nostre preoccupazioni quando si tratta di combattere il commercio illegale di ghepardi, perché molti ghepardi selvatici vengono contrabbandati dall’Etiopia attraverso la Somalia per poi riversarsi sulla Penisola Arabica. La breve visita mi ha permesso di essere aggiornata sulla creazione del Horn of Africa Wildlife Enforcement Network, o HAWEN, che sarà un partner essenziale per i nostri sforzi in quella regione. HAWEN è stato istituito lo scorso novembre con il sostegno di attori cruciali che comprendono IFAW, la sede nazionale dell’IUCN dei Paesi Bassi e il governo nederlandese.

Durante entrambe le riunioni, ho ribadito il profondo impegno del CCF nella lotta al traffico illegale di animali selvatici, così come la nostra disponibilità a continuare a collaborare con tutti gli attori secondo le nostre risorse. Il nostro obbiettivo è quello di far sì che la voce del ghepardo risuoni in tutte le persone e istituzioni che avremo l’occasione di incontrare.

Patricia Tricorache d


Una studentessa discute la tesi triennale sui ghepardi –

 ELISA FIMIANI di Genova, ha conseguito la settimana scorsa la laurea triennale in Allevamento e Benessere Animale presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi Statale di Milano, e ci ha gentilmente scritto la lettera che trascriviamo:
Buonasera! seguo sempre la vostra pagina e per questo mi fa piacere informarvi che ieri ho discusso la mia tesi (presso la facoltà di Medicina Veterinaria) relativa alla conservazione del ghepardo.. In seguito alle mie esperienze in Sud Africa è nato un forte interesse per questa specie.. Ho analizzato i diversi programmi di conservazione in-situ ed ex-situ del ghepardo, le problematiche legate alla cattività e all’eventuale reintroduzione. Ho riportato anche il vostro progetto del CCF . Spero di aver fatto capire alle persone ieri presenti quanto sia importante conservare questa specie e tutti gli altri animali, e di aver quindi in qualche modo contribuito alla salvaguardia di questo straordinario animale..
 
Ho studiato alla Statale presso la Facoltà di Medicina Veterinaria corso di laurea triennale in Allevamento e Benessere animale. 
  Ho svolto il tirocinio presso il Parco Faunistico La Torbiera dove sono presenti due esemplari femmine. Prossimamente invece vorrei tanto andare in Namibia al CCF.

ELISA FIMIANI, Milano

Non aggiungo nulla se non che siamo molto felici di questo risultato conseguito e invitiamo Elisa a continuare su questa strada. Abbiamo bisogno di giovani come lei!
ELISA FIMIANI

ELISA FIMIANI

Elisa Fimiani Indice della tesi E.Fimiani

 


Vecchi Amici, Nuovi Amici…Un messaggio di Laurie Marker

 

Dr. Laurie Marker

Founder and executive director, Cheetah Conservation Fund

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  Vecchi Amici, Nuovi Amici…
Posted: 12/31/2013 11:47 am
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Cheetah
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Lasciate che vi presenti il mio amico ghepardo: è il mammifero terrestre piu’ veloce della Terra, e abbiamo perso piu’ del 90% della popolazione selvatica negli ultimi 100 anni.

Io e il ghepardo siamo vecchi amici. A distanza di quasi 40 anni ormai dal mio primo incontro con un ghepardo, dai miei primi studi, dalle prime sfide che la specie deve affrontare, dal ruolo che riveste nell’ecosistema, la mia vita è stata un continuo apprendimento e mi ha dato uno scopo. Ho fatto tutto cio’ che era in mio potere per salvare il ghepardodall’estinzione. E cio’ che si fa per un amico che significa moltissimo per te.

Continuo a farmi nuovi “amici del ghepardo” intorno al globo – persone che comprendono che salvare il ghepardo significa coinvolgere tutto il suo ecosistema, comprese le popolazioni che vivono nei suoi territori. Ho a cuore questi nuovi amici, pochè insieme stiamo creando una rete di persone che tutte, insieme, possono far vincere al ghepardo la sua corsa contro l’estinzione.

Mentre il Nuovo Anno si avvicina, iniziamo a cantare “Il VAlzer delle Candele” , ricordando i vecchi amici festeggiando con i nuovi. E mentre il 2013 volge a la termine, sono orgogliosa di presentare il sostegno di una nuova amica del ghepardo, l’attrice e animalista Gillian Anderson . Ha collaborato con gli amici di Londra per creare  questo messaggio per sensibilizzare  il problema dei ghepardi e gli sforzi del CCF per salvarli.

Desideriamo ringraziare  Gillian ed i suoi colllaboratori, e Peter Penny, Maddi Bonura e JP Lewis  per aver contribuito a produrre questo video straordinario. Speriamo che molti condivideranno questo messaggio aiutandoci cosi’ ad allargare il giro delle amicizie, e a riuscire a salvare il ghepardo.

Buon Anno Nuovo, da parte mia e da tutti qui al Cheetah Conservation Fund!

Segui la Dr. Laurie Marker su Twitter: www.twitter.com/chewbaaka

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La Falcata del Ghepardo di Laurie Marker PhD,

Nel 2013, solo diecimila ghepardi circa restano allo stato brado, e il ghepardo deve affrontare la sua corsa contro l’estinzione. Gli studi piu’ recenti sottolineano che tra vent’anni, il ghepardo come specie potrebbe essere scomparso dalla faccia della Terra.

Pur dinnanzi a tale prospettiva oscura, il Cheetah Conservation Fund nutre ancora il proprio sogno: un mondo in cui i ghepardi vivono e prosperano in coesistenza con umani e ambiente. I ghepardi rappresentano una sfida notevole in termini di conservazione, poiché non prosperano in terreni coltivati; essi hanno bisogno di ampi areali, dove possono cacciare senza dover competere con leoni e iene, per ottenere le loro prede. Il novanta percento dei ghepardi allo stato brado non vivono in aree protette, bensi’ parallelamente alle popolazioni umane.

Per questo motivo, la missione del CCF di salvare i ghepardi in natura include misure relative al conflitto tra umani e animali selvatici, l’eliminazione della povertà, il ripristino dell’habitat, e la conservazione di ampi territori. Salvare i ghepardi significa in realtà salvare il mondo, e cambiare la faccia dell’Africa.

L’anno scorso ci siamo concentrati molto sul nostro progetto Bushblok . La Namibia subisce l’invasione del bush, una forma di desertificazione che risulta dalla crescita abnorme di una acacia indigena invasiva. Il ghepardo caccia compiendo balzi e scatti in velocità, e la presenza di cespugli invasivi impedisce la caccia e causa ferite, soprattutto agli occhi.

L’invasione del bush danneggia anche l’economia della Namibia. Questa specie invasiva ricopre ormai 120 milioni di acri in Namibia, riducendo cosi’ i terreni da pascolo per il bestiame e gli animali selvatici. Le perdite economiche nel settore agricolo ammontano a 180 milioni di dollari USA all’anno. Il CCF produce il Bushblok, un tronchetto combustibile, raccogliendo in modo selettivo le acacie invasive. Attualmente il progetto dà lavoro a piu’ di 30 lavoratori namibiani, e cosi’ sono state ripulite migliaia di acri di terre, ripristinandole per un uso produttivo.

Il Bushblok è solo un componente di un sistema integrato di programmi che il CCF ha sviluppato, e che insieme forniscono efficaci misure conservative a favore dei ghepardi nell’ambito di territori ampi, pur permetttendo alle popolazioni umane delle stesse zone di prosperare anch’esse.

Il CCF gestisce un’azienda agricola modello ed attività ad essa connesse su un territorio di 100.000 acri di terre adibite a bestiame e animali selvatici. Il Future Farmers of Africa (FFA) del CCF utilizza tali risorse per formare alla conservazione integrata gli allevatori/agricoltori, con tecniche di gestione del bestiame e della fauna selvatica. Il FFA forma lavoratori specializzati ed educa farmer agricoli ed emarginati a forme di reddito supplementari, dando loro la possibilità di praticare un’agricoltura sostenibile che riduce il conflitto tra uomo e fauna selvatica, fornendo al contempo opportunità economiche.

Il programma FFA si accompagna al programma dei Cani da Pastore del CCF, che affida pastori di kangal e dell’Anatolia a quegli agricoltori che saranno in grado di controllare il proprio bestiame con pratiche non letali nei riguardi dei predatori. Gli agricoltori che posseggono un cane pastore del CCF vedono ridursi il tasso di tutti i predatori dell’80% e piu’.

Il CCF partecipa altresi’ ad un altro progetto, il Greater Waterberg Complex (GWC), sperando che diventi un modello attivo di conservazione di ampi territori . Il GWC comprende un territorio di piu’ di quattro milioni di acri, comprendendo anche i territori comunali dell’est, chiamati Terra degli Herero. Il CCF sta collaborando con gli agricoltori del GWC (Complesso del Grande Waterberg) per fornire assistenza al ripristino dell’habitat, alla reintroduzione di fauna e flora selvatica, fornendo formazione per la gestione integrata di bestiame e fauna selvatica. Quando saranno pienamente operative, queste comunità avranno la responsabilità di gestire e sviluppare il proprio allevamento e le proprie risorse in fauna selvatica, ripristinando i propri territori ad un uso produttivo e promuovendo il turismo.

L’elemento piu’ incoraggiante di tutte queste attività legate al ghepardo, è che stanno funzionando, perlomeno in Namibia.

La popolazione di ghepardi in Namibia, dove il CCF opera, è aumentata sensibilmente negli ultimi 10 anni, e sarebbe perfino potuta raddoppiare. L’atteggiamento nei riguardi dei ghepardi è cambiato tra gli agricoltori namibiani, e chi gestisce il bestiame, che una volta vedeva il ghepardo come una piaga da eliminare, ora si rende conto che questa specie selvatica è un’icona, un tesoro della natura. Le Conservancies e i loro sforzi hanno creato i presupposti per la crescita economica e la prosperità fino a zone del paese che avevano avuto difficoltà ad impegnarsi nello sviluppo economico sostenibile.

Sfortunatamente, le prospettive in altri 23 paesi, dove si trovano i ghepardi, sono meno brillanti. Il CCF sta attivandosi continuamente per trovare il modo di ampliare i suoi programmi attuali, esportando le soluzioni ad aree dove si possono incontrare ghepardi in natura. La partecipazione del CCF ad azioni quali la Clinton Global Initiative, l’ impegno assunto affinchè si esporti e si espanda il progetto Bushblok costituisce un esempio di sforzi di diffusione delle soluzioni sperimentate dal CCF.

Nel contempo, il CCF e il suo staff lavorano incessantemente, giorno dopo giorno, per garantire la sopravvivenza del ghepardo. Abbiamo completato nuove ed importanti ricerche, quali il recente studio di parassitologia dei ghepardi. Ogni giorno, si raggiunge una nuova meta: nasce una nuova cucciolata di cani; il nostro nuovo caseificio produce un nuovo tipo di formaggio caprino; un ghepardo viene salvato dalla trappola di un agricoltore. Ogni giorno si presentano nuove sfide – un ghepado muore; un’attrezzatura si guasta; mancano materiali.

Il CCF continua nel suo lavoro, giorno dopo giorno, perchè non riusciamo ad immaginare un mondo senza ghepardi. Non ci fermeremo fino a qu

Richard Wiese at CCF last year, with dr. Laurie MArker

Richard Wiese at CCF last year, with dr. Laurie MArker

Non ci fermeremo fino a quando il ghepardo non avrà vinto la sua corsa contro l’estinzione.

Speriamo che vi unirete a noi in questo impegno: facendo una donazione,visitando il Centro o diventando volontari. – Donate, Visitateci o diventate Volontari.

Seguici su Facebook Twitter. Con il tuo aiuto, il 2013 puo’ essere l’anno delle falcate decisive della corsa per la sopravvivenza del ghepardo.   

Segui la Dr. Laurie Marker su Twitter: www.twitter.com/chewbaaka

 

 


Un incendio al CCF – A Big Fire At CCF

SABATO 19 OTTOBRE 2013

PHOENIX – LA FENICE di Patricia Tricorache, CCF 

La mattina mi sveglio sempre con un grugnito, e nessun programma per la giornata…o piuttosto, il mio solo programma è quello di fare al meglio cio’ che faccio, e per essere al top, devo prima bere il mio caffé facendo le parole incrociate del New York Times per rimettere in funzione il mio cervello.

Mercoledi’ non era iniziato diversamente. Mi sono svegliata, mi sono diretta nella cucina di Laurie e Bruce, da ospite permanente degli ultimi due mesi, visto che continuo a rimandare la mia partenza dal CCF. Il caffè era particolarmente buono, mentre le parole incrociate particolarmente seccanti. Ho deciso che a quel punto potevo dare il meglio di me lasciandole perdere e dedicandomi ai miei compiti.

Per la prima volta da molte settimane, intorno a me tutto era silenzioso, e sono stata in grado di sedermi concentrandomi sul progetto che ho cercato di portare a termine da molto tempo. Mi sembrava di veleggiare con una morbida brezza su un oceano pieno di parole meravigliose e idee favolose.

Improvvisamente, il leggero venticello della mia immaginazione divento’ una violenta folata di vento, e poi di tuono. Bang! Un’esplosione in casa. I lampi illuminavano il cielo pomeridiano ancora luminoso. Qualcosa provocò l’interruzione delle linee telefoniche. Ho preso il mio cellulare e ho chiamato Brian, il nostro Capo Operativo. “ Sss…crac…rrr…E’ INCENDIATO!” Non sentii le prime parole, ma le ultime arrivarono forti e chiare, e mai avrei pensato che le avrei sentite nella mia vita. Il problema dei telefoni passo’ in secondo piano. Riattaccai con un debole “OK”, e mi precipitai nel recinto dove vivono i nostri ghepardi ambasciatori, di fronte al Memorial Garden di Chewbaaka.

Vidi alcuni colleghi entrare all’interno dei recinti alla mia sinistra – camminando piu’ velocemente del solito. Stavano recuperando i ghepardi? Si’, scoprii che li stavano evacuando dal Centro, che è il nucleo della nostra attività. Poi, una raffica di vento porto’ con sé un acre odore fino alle mie narici. Fumo. Quello brutto. Guardai verso l’alto e un incubo si presento’ ai miei occhi: alte fiamme, gialle, blu, arancioni crepitavano lungo la cima del nostro Centro Visitatori. Il meraviglioso tetto in paglia che costituisce il punto di riferimento per i visitatori che entrano al Centro stava bruciando. Qualcuno portava un cucciolo di Pastore dell’Anatolia che avevamo recentemente castrato fuori dalla Clinica. Capii che stavano mettendo in salvo gli animali.

Incendio al CCF 1

Le fiamme iniziano a lambire il tetto (Foto di Zoltan Szabo)

Le fiamme divampavano lentamente, o perlomeno cosi’ pensavo. Era quasi una visione romantica, vederle accarezzare il tetto mentre lo stavano lentamente divorando. Per uno strano caso, mi venne in mente una scena del film Alien, un mostro innamorato, ma pur sempre un mostro. Il mio proposito del mattino mi venne in mente mentre guardavo un collega, Chavoux, che a piedi nudi si arrampicava sul tetto, estintore alla mano, deciso a combattere il Mostro. Non fui l’unica ad apostrofarlo con parole poco gentili, nella speranza che scendesse da li’. Poi mi girai verso le persone che correvano avanti e indietro cercando di salvare il salvabile. Avrei fatto il possibile per aiutare. (continua)


Conferenza il 18 agosto 2013

Conferenza il 18 agosto 2013